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Da bytes a stringa

A prima vista questo argomento può sembrare una sciocchezza, tuttavia l’esperienza mi ha mostrato che non pochi programmatori hanno incontrato problemi nell’affrontare un problema come questo
Capita spesso di dover manipolare una funzione che restituisca come risultato un Array di Bytes: ai fini della lettura umana, è importante ricavare da questo array una stringa di caratteri.
Nonostante il compito sembri complesso, .NET mette a disposizione un metodo estremamente semplice per far fronte al problema.
Esaminate il frammento di codice seguente


Dim hashBytes() As Byte
Dim hashString As New StringBuilder</p>
For i As Integer = 0 To hashBytes.Length - 1
hashString.Append(hashBytes(i).ToString("x2"))
Next

Questo codice è tratto dal mio software MD5Checker e, in questo caso particolare, serve a convertire in una stringa il risultatodel metodo MD5CryptoServiceProvider.ComputeHash ma ovviamente si applica in svariati altri casi.
hashBytes è l’array che contiene la sequenza di bytes da convertire, mentre hashString è l’oggetto StringBuilder che conterrà lastringa risultante.
Come vedete, per prima cosa si imposta un ciclo For che iteri ogni singolo byte dell’array, ma il vero cuore della funzione di conversioneè il metodo ToString(“x2”), questo si occupa effettivamente della trasformazione del byte nel corrispondete carattere. I caratteri vengonopoi accodati allo StringBuilder con il metodo append e, alla fine, la stringa risultante si può ottenere semplicemente chiamando ilmetodo ToString dello StringBuilder.
Come vedete, un’altra volta, il Framework ci mette a disposizione una soluzione tutto sommato semplice a un problema apparentemente complesso e sicuramente molto comune

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TVFonini ovvero DVB-H

La pubblicità è talmente tanta e le chiacchiere che gli girano intorno talmente grosse, che non posso fare a meno di parlarne anch’io.

Avete capito, sto parlando dei cosiddetti ‘TVFonini’, neologismo poco originale per definire quei terminali radiomobili abilitati alla ricezione di trasmissioni audio e video digitali secondo lo standard DVB-H. Per i lettori più interessati, ricordo ceh DVB-H è una delle specifiche del Digital Video Broadcasting che tratta dei terminali Handheld, portatili appunto, per maggiori informazioni vi rimando al sito del consorzio ovvero http://www.dvb.org.

A conferma del fatto che gli italiani sono complessivamente il popolo più ‘malato’ per i telefoni cellulari, persino il sito ufficiale del progetto DVB appena citato, riporta in prima pagina (notizia datata 13 Giugno 2006) che in Italia i primi clienti possono beneficiare dell’offerta di video digitale mobile.
Se seguite il mondo dell’informatica o dell’elettronica in generale,sicuramente avrete visto come molte riviste del settore stiano sponsorizzando numerosi terminali e servizi su questa offerta, anche la Università Bocconi ha elaborato uno studio per valutare il possibile successo commerciale del prodotto, mi pare però che nessuno si sia posto una questione fondamentale: a chi dovrebbe servire questa tecnologia?

Quando vedo una nuova cosa – a parte l’ovvio interesse per un nuovo e sofisticato gadget tecnologico – il mio primo istinto è di pensare alla sua utilità pratica, mia e poi per il resto del Mondo. Dopo qualche mese che se ne parla, ancora non ho trovato una valida giustificazione per questa offerta.

Certo, adesso è stata lanciata al traino dei Mondiali di Calcio, evento mediatico importantissimo, e, ci dicono, da questo autunno potremo anche fruire il Campionato Italiano di Serie A. In più ci sono i migliori canali Mediaset, Rai e SKY, ma è ovvio che – almeno da noi – l’offerta più ghiotta è quella del calcio, i cui diritti generano un giro d’affari multimilionario.

Ma in effetti chi può essere interessato a comprare una cosa del genere?
Ve la vedete la gente che cammina per strada fissando lo schermo del telefonino vedendo il ‘Grande Fratello’?
A parte l’ovvia figura ridicola, pensate un po’ alla totale impraticità di muoversi mentre si fissa uno schermo e si cerca di ascoltare i dialoghi in mezzo alla cacofonia di una strada o di una stanza affollata.
Forse può servire quando si è al bar o al ristorante?
In effetti potrebbe essere una idea, ma molti ristoranti già richiedono di non usare il cellulare, figuriamoci un telefonino con la Tv incorporata. Il bar generalmente è usato per bere un caffé oppure per fare una pausa pranzo dal lavoro che, come è noto, è il pasto più sbrigativo che esista.
Forse per un viaggio in macchina o in treno o, in un futuro non troppo lontano, in aereo?
Questa forse è l’applicazione più promettente, ma non dimentichiamo che l’intrattenimento sugli aerei è una pratica ben consolidata che si sta sviluppando in maniera sempre più sofisticata. Per i treni è una relativa novità, ma molto si sta muovendo in questo senso e, infine, anche sulle auto DVD e schermi integrati stanno prendendo piede.

Ultimo, ma assolutamente NON meno importante, non dimentichiamoci che qui stiamo parlando di vedere una trasmissione televisiva su uno schermo da 2,5 pollici circa con una risoluzione pari a un quarto del VGA standard (320×240 pixel) e di ascoltare la stessa trasmissione da un minuscolo altoparlante oppure da un auricolare nell’orecchio. Non so voi, ma personalmente penso che non lo tollererei per più di 10 minuti.
Ancora, non è ben chiaro qualè la disponibilità di questo servizio: ovviamente è necessaria una copertura UMTS (e questo, già di suo non è facile) e questa copertura deve essere di buona qualità. Se ci sono troppi utenti collegati alla stessa microcella, oppure se il segnale è debole, ovviamente la banda di trasmissione si riduce con conseguente perdita di qualità dell’immagine, che con tutta probabilità si manifesta come un effetto di pixelization più o meno evidente.
E in caso di roaming? Funzionerà? E con quali costi?
E se si superano i confini nazionali? Quali servizi televisivi saranno disponibli?

Da questo breve Blog, penso di avervi convinto che ci sono ancora molti lati oscuri a proposito di questa offerta, ma soprattutto la sua utilità e la sua stessa commerciabilità sono, a mio modo di vedere, un grosso punto di domanda.
Un’ultima riflessione: per sviluppare questa tecnologia si sono spesi milioni di Euro e di Dollari da parte di operatori mobili, produttori di cellulari e fornitori di contenuti. Se il mercato del DVB-H dovesse andare male, chi pagherà per tutte queste spese non rientrate?
Forse tutti noi, utenti e non utenti del DVB-H, dobbiamo aspettarci una crescita dei prezzo dei cellulari, delle tariffe e degli abbonamenti televisivi per pagare una scommessa fatta a occhi chiusi?

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L’Italia e la Scienza

Adesso che il polverone politico si è *leggermente* riabbassato, vorrei andare un po’ sul discorso Scienza e Politica.

Prima delle ultime elezioni presidenziali degli USA, il periodico britannico Nature ho pubblicato una intervista ai due candidati presidenti comprendente una serie di domande su questioni energetiche e scientifiche in genere corredate da rispettive riposte delle due parti politiche.
Con una mossa molto ben congegnata, Le Scienze, una delle pochissime riviste scientifiche serie in Italia, dopo aver pubblicato la traduzione italiana del summenzionato faccia a faccia, ha deciso di fare una cosa simile durante le ultime elezioni politiche Italiane.
A prima vista la mossa sembrava geniale, ma la redazione si è dovuta scontrare con la dura realtà: la scienza, in Italia è considerata una questione non di serie B, ma C1 o peggio, per dirla nel gergo calcistico che tanto amiamo.

Cosa è successo? Presto detto. Dopo aver richiesto ai lettori di partecipare all’intervista proponenedo domande da fare ai due candidati Premier, la pubblicazione di tutta l’intervista era prevista per il mese di Marzo con poche settimane d’anticipo sulle elezioni. Dopo la mancata pubblicazione sul numero previsto, l’edizione di Aprile spiega finalmente l’arcano: in questa campagna elettorale che si è combattuta su tutti i fronti possibili e immaginabili, la scienza era talmente lontana nelle idee delle forze politiche che nessuno dei due schieramenti aveva riposto alle domande nei tempi previsti! Alla fine una delle due ha risposto al limite per andare in stampa ad Aprile e l’altra parte, addirittura ha mancato del tutto anche l’ultimo appuntamento!

Adesso non mi metterò a fare una critica politica e nemmeno vi dirò come si sono comportati rispettivamente i due schieramenti politici: il punto di questa entry del blog non è questo.
Il punto è che, indipendentemente dalla parte politica a cui ci si sente affini, è un dato di fatto che la scienza sia considerata alla stregua di un fastidio necessario, un argomento ai margini della discussione sulla Cosa Pubblica.
Si fanno roboanti proclami sulla necessità di ammodernarsi e sul bisogno di tecnologie avanzate e ricerca ai limiti. Peccato che, al momento buono, nessuno abbia la voglia o la forza (o il coraggio) di fare qualche cambiamento. Come possiamo pretendere di andare avanti nella ricerca e nella tecnologia se la scienza di base, il pilastro fondamentale su cui si basa tutto il resto, è trascurata sotto ogni aspetto e considerata alla stregua di una cultura di rango inferiore?
Certo non possiamo aspettarci un intervento mirato da parte dei nostri politici, la stragrande maggioranza dei quali, a loro volta digiuni di scienza, quindi da dove dovremmo aspettarci un cambiamento?
La scuola Italiana è ovviamente inadeguata a fornire ogni preparazione di base su questo argomento, né è richiesta una conoscenza particolare agli studenti: l’immagine del letterato colto e illuminato contro quella dello scienziato ‘meccanico’ o addirittura ‘pazzo’ è uno stereotipo ben fisso nelle menti di tutti e ben radicata nella nostra società.
La politica è l’ennesimo specchio di questa situazione disastrosa, ma è solo uno degli aspetti di un problema molto complicato, anche se un aspetto importante.
E’ necessario un ripensamento dell’intero establishment culturale nel suo insieme, la situazione politica è emblematica e sarebbe bello che proprio da lì arriva un segnale positivo, ma non ce lo possiamo ragionevolmente aspettare a breve o forse nemmeno nel medio periodo. Tuttavia io ritengo che sia dovere di ogni cittadino dedito alla scienza per motivi lavorativi o semplicemente  hobbysitci impegnarsi per cambiare la situazione ognuno nel limite delle sue capacità e nel suo piccolo. La resistenza è molta, a tutti i livelli e dalla gran maggioranza delle persone, ma lo sforzo è necessario, conveniente e, in ultima analisi, semplicemente giusto.

Ci vuole coraggio?
Certo, ci vuole, e questo a livello politico è un argomento difficile da affrontare. Si tratta di investire tempo, soldi e cosa più difficile, credibilità e gradimento al pubblico, ma queste argomentazioni non possono determinare le nostre scelte energetiche o quelle che interessano la ricerca di base e quella industriale. In gioco c’e’ il destino di un Paese e di un Popolo. Non è retorica, ma la constatazione di una situazione obiettivamente critica.

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