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L’Italia e la Scienza

Adesso che il polverone politico si è *leggermente* riabbassato, vorrei andare un po’ sul discorso Scienza e Politica.

Prima delle ultime elezioni presidenziali degli USA, il periodico britannico Nature ho pubblicato una intervista ai due candidati presidenti comprendente una serie di domande su questioni energetiche e scientifiche in genere corredate da rispettive riposte delle due parti politiche.
Con una mossa molto ben congegnata, Le Scienze, una delle pochissime riviste scientifiche serie in Italia, dopo aver pubblicato la traduzione italiana del summenzionato faccia a faccia, ha deciso di fare una cosa simile durante le ultime elezioni politiche Italiane.
A prima vista la mossa sembrava geniale, ma la redazione si è dovuta scontrare con la dura realtà: la scienza, in Italia è considerata una questione non di serie B, ma C1 o peggio, per dirla nel gergo calcistico che tanto amiamo.

Cosa è successo? Presto detto. Dopo aver richiesto ai lettori di partecipare all’intervista proponenedo domande da fare ai due candidati Premier, la pubblicazione di tutta l’intervista era prevista per il mese di Marzo con poche settimane d’anticipo sulle elezioni. Dopo la mancata pubblicazione sul numero previsto, l’edizione di Aprile spiega finalmente l’arcano: in questa campagna elettorale che si è combattuta su tutti i fronti possibili e immaginabili, la scienza era talmente lontana nelle idee delle forze politiche che nessuno dei due schieramenti aveva riposto alle domande nei tempi previsti! Alla fine una delle due ha risposto al limite per andare in stampa ad Aprile e l’altra parte, addirittura ha mancato del tutto anche l’ultimo appuntamento!

Adesso non mi metterò a fare una critica politica e nemmeno vi dirò come si sono comportati rispettivamente i due schieramenti politici: il punto di questa entry del blog non è questo.
Il punto è che, indipendentemente dalla parte politica a cui ci si sente affini, è un dato di fatto che la scienza sia considerata alla stregua di un fastidio necessario, un argomento ai margini della discussione sulla Cosa Pubblica.
Si fanno roboanti proclami sulla necessità di ammodernarsi e sul bisogno di tecnologie avanzate e ricerca ai limiti. Peccato che, al momento buono, nessuno abbia la voglia o la forza (o il coraggio) di fare qualche cambiamento. Come possiamo pretendere di andare avanti nella ricerca e nella tecnologia se la scienza di base, il pilastro fondamentale su cui si basa tutto il resto, è trascurata sotto ogni aspetto e considerata alla stregua di una cultura di rango inferiore?
Certo non possiamo aspettarci un intervento mirato da parte dei nostri politici, la stragrande maggioranza dei quali, a loro volta digiuni di scienza, quindi da dove dovremmo aspettarci un cambiamento?
La scuola Italiana è ovviamente inadeguata a fornire ogni preparazione di base su questo argomento, né è richiesta una conoscenza particolare agli studenti: l’immagine del letterato colto e illuminato contro quella dello scienziato ‘meccanico’ o addirittura ‘pazzo’ è uno stereotipo ben fisso nelle menti di tutti e ben radicata nella nostra società.
La politica è l’ennesimo specchio di questa situazione disastrosa, ma è solo uno degli aspetti di un problema molto complicato, anche se un aspetto importante.
E’ necessario un ripensamento dell’intero establishment culturale nel suo insieme, la situazione politica è emblematica e sarebbe bello che proprio da lì arriva un segnale positivo, ma non ce lo possiamo ragionevolmente aspettare a breve o forse nemmeno nel medio periodo. Tuttavia io ritengo che sia dovere di ogni cittadino dedito alla scienza per motivi lavorativi o semplicemente  hobbysitci impegnarsi per cambiare la situazione ognuno nel limite delle sue capacità e nel suo piccolo. La resistenza è molta, a tutti i livelli e dalla gran maggioranza delle persone, ma lo sforzo è necessario, conveniente e, in ultima analisi, semplicemente giusto.

Ci vuole coraggio?
Certo, ci vuole, e questo a livello politico è un argomento difficile da affrontare. Si tratta di investire tempo, soldi e cosa più difficile, credibilità e gradimento al pubblico, ma queste argomentazioni non possono determinare le nostre scelte energetiche o quelle che interessano la ricerca di base e quella industriale. In gioco c’e’ il destino di un Paese e di un Popolo. Non è retorica, ma la constatazione di una situazione obiettivamente critica.

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