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Alice? Una meraviglia, ogni tanto

Telecom Italia è spesso al centro di polemiche e discussioni, spesso è bistrattata, a volte a ragione, altre volte a torto.
Tutti ormai abbia le tasche strapiene della questione Scorporo-Convergenza-Vendita che ancora pare non risolta e in continuo mutamento: di sicuro la faccenda sarà oggetto di una entry di questo blog nel futuro, ma oggi voglio farvi partecipi di una bella esperienza.
Riguarda una recente modifica alla tariffa di accesso a internet Alice Flat.

Alice Flat è l’offerta ADSL 24H di fascia bassa della Telecom, con meno di 20 euro al mese offriva un accesso senza limiti di tempo alla velocità di 640/256 Kbps.
Io sono un utente ragionevolmente soddisfatto di questa offerta da oltre un anno, tutto sarebbe filato liscio se non fosse per una mail ricevuta l’atro ieri.
Il messaggio ha oggetto ‘Alice Flat da oggi a 2 Mega’, la mia prima idea è stata che si trattasse di spam, poi ho notato che il filtro non ha avuto niente da ridire, le do una occhiata da vicino e mi convinco che sia autentica.

Leggo bene e scopro che tutti l’offerta Alice Flat si è spostata a 2 Mbps (ricordo che l’offerta Mega è arrivata a 20 Mbps), questo vale ovviamente per i nuovi cliente, ma anche chi ha già al linea attiva può richiedere la conversione non solo gratuita, ma addirittura beneficiando di un mese di navigazione gratis!

Mi fiondo nel sito indicato, inserisco il mio numero di telefono, mi vengono richieste le credenziali per accedere all’area clienti del sito 187.it (un servizio utilissimo per tutti gli utenti Telecom, IMHO), scelgo se fare altre variazioni alla linea e inoltro la richiesta.
Tutto questo ieri pomeriggio, bene, pochi minuti fa mi collego al sito http://www.helpadsl.it (poco conosciuto, ma anche questo molto utile), effettuo il test, e scopro che la modifica è già stata fatta!

Che dire, stupito favorevolmente due volte.
Io mi lamento spesso del fatto che le aziende si inventano ogni tipo di promozione per attrarre clienti, ma non ne fanno nemmeno una per fidelizzare il parco già esistente ignorando mesi o magari anni di fedeltà e pagamenti regolari.Bene, questa è una eccezione di buon livello e sicuramente molto ben accetta dai clienti.
In secondo luogo, non posso che rilevare la velocità con cui l’ordine è stato evaso dall’azienda.

Nonostante i mie blog siano spesso pieni di critiche, questa volta non possa fare a meno di dare a Cesare quello che è suo e complimentarmi con la Telecom per l’ottima iniziativa.

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Spazio, ultimo campo di battaglia?

Prendiamo ancora una volta spunto da un fatto di attualità.
Con la grande enfasi della prima pagina, il Corriere della Sera del 18 Ottobre ha riportato una notizia riguardo una nuova presunta politica guerrafondaia degli USA verso lo spazio extraterrestre.
Approfondendo la notizia nel giornale – notizia di cui potete leggere un estratto a questo link – scopro che si tratta di alcune conclusioni tratte dal Washington Post che secondo il Corriere ha analizzato attentamente un documento emesso dal governo.
Dopo aver letto il breve articolo sul nostro quotidiano, ho deciso di informarmi un po’ di più sul documento per conto mio.

Per prima cosa puntualizziamo che queste conclusioni sulla nuova politica USA nello spazio sono tratte dalla ultima US National Space Policy redatta dall’amministrazione Bush alla fine dello scorso Agosto.
Il documento non è di pubblico dominio, ma un suo estratto è stato pubblicato all’inizio di ottobre e proprio questo è stato lo spunto per l’articolo del giornale americano e, di seguito, del Corriere.
Dopo una breve ricerca, scopro che l’estratto è pubblicato sul sito del OSTP in un documento PDF di 10 pagine all’indirizzo http://www.ostp.gov/html/US National Space Policy.pdf che tutti di possono scaricare e leggere.

Pare che gli esperti del Washington Post abbiano impegnato diversi giorni a studiare il documento, mentre invece un qualsiasi cittadino in possesso della Licenza Media è in grado di leggerlo e analizzarlo in circa un ora. Io l’ho fatto, e qui di seguito vorrei riassumere brevemente le mie annotazioni. Ho cercato di essere il più obiettivo possibile, ma tutti i lettori sono invitati ad andarsi a leggere lo scritto in solitudine e trarne le opportune considerazioni.

La US National Space Policy è un documento emesso periodicamente dal Presidente degli USA per stabilire le politiche delle attività spaziali degli Stati uniti. La precedente Policy risale al 1996, emessa del Presidente Clinton, mentre questa del presidente Bush è del 31 Agosto 2006. Secondo i giornali sopra citati, questa politica è particolarmente aggressiva e pare riguardare le attività militari degli USA senza menzionare le attività scientifiche e esplorative.
Passiamo allora a una analisi un poco più approfondita

Il primo paragrafo è solo introduttivo e poco particolareggiato, mentre il secondo, Principles, diventa subito interessante.
Tra i punti qui citati il più interessante è quello che riguarda l’importanza dell’accesso allo spazio e le misure che gli USA sono pronti a intraprendere per mantenerlo.
Cito testualmente il passaggio ‘incriminato’:

[…]take those actions necessary to protect its space capabilities; respond to interference; and deny, if necessary, adversaries the use of space capabilities hostile to U.S. national interests;

Molti commentatori hanno considerato questo passaggio come cruciale, intendendo con questo che gli USA stiano studiando un piano per fermare le capacità spaziali delle nazioni ostili con mezzi militari.
Nonostante questa interpretazione non sia del tutto campata in aria, dobbiamo far notare che si tratta di una estremizzazione.
Qui si dice semplicemente che gli USA prenderanno le misure necessarie per impedire che qualcuno impedisca loro di andare o di stabilirsi nello spazio. Ma questo è un atto dovuto: obiettivamente non ci potevamo attendere che gli Stati Uniti non menzionassero la loro risolutezza in un documento del genere.
Forse si potevano usare altre parole, ma a rigore di logica non c’e’ niente di sbagliato o ostile in questa dichiarazione

Il terzo paragrafo è decisamente generale, ma contiene alcune dichiarazioni importanti che contraddicono i giornalisti, i quali sostengono che non si faccia menzione di un programma esplorativo e civile nel documento.
Di seguito riporto il punto a mio avviso più significativo del paragrafo:

Implement and sustain an innovative human and robotic exploration program with the objective of extending human presence across the solar system;

L’obiettivo è ambizioso, ma ho paura che rimarrà solo sulla carta, come molte dichiarazioni simili nella Policy precedente.

Nel quarto paragrafo si parla dei principi generali necessari per mantenere e anzi migliorare le capacità tecnologiche e scientifiche nello spazio. I punti chiave sono la formazione degli studenti e il l’aggiornamento dei professionisti nel campo. Inoltre si invita a realizzare una forte sinergia tra l’industria, i centri di ricerca e le università.
Tutte considerazioni piuttosto elementari che però, purtroppo, in molte nazioni (in Italia, per esempio) vengono solo recitate a parole, mentre ci sono pochi dubbi che negli USA verranno applicate con precisione e con relativo successo, come è stato in passato.

Uno dei paragrafi più corposi, certamente non a sorpresa, è National Security Space Guidelines, quello che possiamo definire il più ‘militaristico’.
Anche qui sono enunciati principi piuttosto basilari di difesa integrata e supporto all’intelligence. Un punto importante che si discosta un po’ dagli altri è:

Provide space capabilities to support continuous, global strategic and tactical warning as well as multi-layered and integrated missile defenses;

Che a prima vista sembrerebbe un effettiva dichiarazione di impegno vero un progetto simil-SDI, dobbiamo tuttavia ricordare che un progetto di difesa missilistico si è rivelato molto costoso e non molto efficiente in questi primi anni di sperimentazioni, quindi la sua effettiva realizzazione è ancora tutta da dimostrare. Così come è tutto da interpretare l’effettivo significato e la realizzazione pratica della dichiarazione appena letta.
Poco dopo nel testo si invita la National Intelligence a

Coordinate on any radio frequency surveys from space conducted by United States Government departments or agencies and review, as appropriate, and approve any radio frequency surveys from space conducted by the private sector, State, or local governments;

Questo potrebbe essere il preludio a una nuova iniziativa tipo Echelon, anche qui tuttavia i termini sono vaghi: di nuovo la sua realizzazione ed efficacia sono tutte da vedere

Nel paragrafo 6 si tratta in particolare le linee guida per l’uso civile dello spazio. L’accento maggiore è posto sull’integrazione della NASA con la NOAA e lo USGS. Si parla quasi esclusivamente di analisi di scienze Terrestri dalla Spazio, ma si parla ben poco della esplorazione umana e robotica del Sistema Solare, con buona pace di tutti i progetti ‘rapidi’ di ritorno sulla Luna e di missioni su Marte

Al punto 7 si parla della politica commerciale del governo, improntata evidentemente al maggior risparmio possibile. Infatti si invita il governo ad acquisire tecnologia spaziale civile dove possibile e ad adattarla alle proprie necessità, con l’evidente motivo di risparmiare fondi su progetti governativi.
Poco dopo si auspica anche una maggiore collaborazione internazionale e alla partecipazione privata nei progetti pubblici in tutti i casi possibili. Ancora per favorire il mercato libero, si invita il governo ad astenersi da operazioni in diretta concorrenza con le attività commerciali.

Il paragrafo 8 ribadisce ancora alcuni concetti di collaborazione internazionale, ma nessuna considerazione particolare ci pare necessiti ulteriori commenti.

Interessante il paragrafo 9 che tratta del Nuclear Power. Non è ben chiarito se qui si parli solo di dispositivi nucleari ‘accessori’ già in uso adesso, come gli RTG, oppure si stia invece tentando un primo, timido passo, verso la ripresa delle sperimentazioni su veri e propri sistemi di propulsione nucleari.
La prima ipotesi sembra molti più probabile, tuttavia è un buon segno che se ne parli estesamene, almeno

Nel paragrafo 10 si torna a parlare dello spettro di frequenza radio.
A parte una serie di raccomandazioni di ordine pratico, si invita il governo ad assicurare la piena usabilità delle frequenze e la protezione contro interferenze esterne dannose. Anche qui, le frasi si possono intendere in molti modi, tuttavia è di nuovo perfettamente logico che gli USA si vogliano assicurare un legittimo accesso sullo spettro radio.

Arriviamo, nel paragrafo 11, all’argomento detriti spaziali. Fino a pochi anni fa teneva banco nei dibattiti spaziali, oggi ha perso un po’ di importanza, anche perchè ancora non ha creato seri danni a nessuna missione, nonostante rappresenti effettivamente un problema.
Non viene proposta nessuna misura per ridurre il numero di oggetti già presenti in orbita, ma invece si invita a prendere tutte le misure possibili per evitare di aumentare le dimensioni della discarica. Si invita inoltre a condividere le proprie soluzioni con i paesi stranieri

Il 12 e penultimo paragrafo tratta brevemente delle linee guida per l’esportazione delle tecnologie spaziali, che è valutata positivamente, ma poche parole sono spese sull’argomento

L’ultima parte del documento riguarda la classificazione e la divulgazione delle informazioni e delle tecnologie spaziali.

Per concludere, come prima cosa dobbiamo purtroppo di nuovo constatare che i giornalisti hanno una volta di più portato a estreme conseguenze dichiarazioni e documenti che non sempre sono poste nei termini che poi sono riportate al pubblico.
I giornalisti italiani, in particolare, pare si siano limitati a tradurre e rimaneggiare gli articoli apparsi in America, senza fare una vera indagine, nonostante questo sarebbe stato molto semplice, come ho appena dimostrato nel mio piccolo. Da un giornalista di professione e da un grande editore, io personalmente mi aspetto una migliore capacita analitica e critica verso argomenti tanto delicati.

Per quanto riguarda il documento in sé, nonostante ci siano senza dubbio alcuni punti ambigui, non possiamo semplicemente bollarlo come ‘guerrafondaio’ o ‘unilaterale’. Gli USA sono decisi a mantenere il loro status di unica Superpotenza ed e chiaro che questa affermazione debba necessariamente includere anche per lo Spazio. Un documento come questo è scritto in perfetto accordo con lo status quo e le ambizioni della nazione Americana e non ci pare, di per sé, un passo avanti o indietro verso la militarizzazione dello Spazio.

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Recensione: Geopolitica Dello Spazio

Molti conosceranno questo titolo, almeno per nome: per tutta l’estate è stato pubblicizzato quasi giornalmente nella finestra della RCS nella rubrica di economia del Corriere della Sera
Il libro mi ha subito incuriosito e, vista la carenza di titoli sull’argomento spaziale soprattutto in lingua italiana, mi sono deciso a comprare il volume durante i recenti saldi autunnali su IBS.
Purtroppo il libro non ha recensioni, ma l’autore è uno stimato professionista, quindi pensavo comunque di aver portato a casa un libro di spessore.
Non mi potevo sbagliare di più

Il libro inizia con una interminabile serie di presentazioni scritte da persone di una certa notorietà, tra cui il nostro ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (lucidissima la sua analisi della situazione industriale italiana… peccato poco rilevante nel testo). E già qui comincio a preoccuparmi: un tale bisogno di essere lodato e imbrodato può voler dire due cose: egocentrismo o voglia di ritardare il più possibile l’inizio del libro vero e proprio.
Giusta la seconda.
Le presentazioni di per sé non sono male, ma molte di loro mancano completamente il bersaglio (limitandosi a parlare dell’autore) evitando quasi completamente proprio l’argomento Spazio che dovrebbe essere il tema centrale di tutto il libro.
Poi, finalmente il saggio inizia, i primi capitoli sono del tutto interlocutori, si entra nel vivo con il capitolo relativo alla Guerra Fredda e qui iniziano i dolori.
Non si capisce per quale motivo, nel suddetto capitolo ci sia trattata solo la storia della scienza spaziale nella Unione Sovietica (evidentemente, secondo l’autore, gli USA non hanno partecipato alla Guerra Fredda), in più latrattazione si limita a pochi fatti selezionati in maniera arbitraria nel vasto panorama spaziale Russo. Segue un elenco sterminato e del tutto sterile di satelliti lanciati, dei loro nomi e di alcuni loro parametri orbitali. Lo scopo di questo elenco ci è del tutto oscuro anche dopo la fine della lettura.
Archiviato il capitolo Russo, si passa alla Francia. Qui probabilmente il signor Valori scambia il carteggio con quello di un altro libro, infatti questo capitolo parla delle capacità militari nucleari Francesi e solo di riflesso dice qualcosa riguardo le sue attività spaziali. Non credo che debba essere detto altro sull’argomento.
Segue una breve parte sulla Cina. Ovviamente in questo momento il Celeste Impero è sulla bocca di tutti, e quindi è chiaro che bisogna parlarne in ogni luogo, però bisognerebbe avere almeno una idea o un concetto intelligente da dire a riguardo. L’autore invece anche qui si limita – di nuovo – a un elenco parziale di satelliti lanciati dallo Stato asiatico, accennando semplicemente al suo programma spaziale umano e ai notevoli progressi tecnologici che ha compiuto, indipendentemente dalla tecnologia Russa, contrariamente a quello che asserisce Valori.
Un paio di capitoli sullo spazio negli Stati Uniti ci avvicinano alla chiusura. Come è noto, gli USA sono una potenza spaziale di secondo piano, quindi l’autore li degna solo di poche pagine (!) nelle quali accenna al loro apparato militare coadiuvato da una rete di satelliti in orbita. Niente più merita l’argomento.
Finalmente arriviamo a parlare dell’Italia e delle prospettive future per lo spazio nel nostro Paese e nel resto della UE. Questa ultima parte è un guazzabuglio di idee confuse su progetti scientifici, para-scientifici e fanta-scientifici da realizzarsi in un futuro piuttosto vago, con mezzi e risorse non ben specificati e con apporti Italiani del tutto discutibili.

Naturalmente non mi aspettavo un libro tecnicamente e scientificamente accurato da una persona che non è di scienza (e che, evidentemente aborrisce la scienza), ma in questo libro sfioriamo il ridicolo.
Mi basta menzionare pochi casi, per esempio la chicca secondo cui lo sbarco Americano sulla Luna sarebbe avvenuto negli anni ’70 (sic). Evidentemente l’autore è uno dei fautori delle teorie del complotto, secondo cui i primissimi viaggi lunari sono stati registrati in uno studio cinematografico.
Nel capitolo sullo Spazio Russo ci sono interessanti disquisizioni sulle navette Progresse e Soyuz, sulla Buran e sul progetto Energia, peccato che il signor Valori non abbia la minima idea di che cosa si stia parlando. La cosa è ovvia leggendo righe e righe di giri di parole per descrivere veicoli e tecnologia sulla quali, evidentemente, l’autore non ha le idee né chiare né confuse, ma non ne ha proprio.

A parte queste ‘imprecisioni’ (io direi ‘errori madornali, ma sento già una pletora di scrittori che mi biasimano) ci sono delle imperdonabili dimenticanze.
Infatti da questo libro, pare che la Stazione Spaziale Internazionale sia solo un progetto di poco conto e viene quindi liquidata in poche righe. Stesso dicasi per il Reaganiano progetto SDI (‘guerre stellari’), anche lui appena accennato. Qualcuno sarebbe tentato di dire che quest’ultimo progetto ha giocato un ruolo chiave nella geopolitica degli anni ’80, ma evidentemente è un parere non condiviso dall’autore.
E ancora, con quale criterio si sono scelte le nazioni di cui parlare? L’autore sa che l’Australia, nell’immediato dopoguerra, era la terza potenza spaziale del Mondo? evidentemente no, visto che non dedica nemmeno una riga al suo programma spaziale passato o presente.
Non sarebbe il caso di dire qualcosa a proposito dei programmi para-spaziali di Iran e India, programmi sviluppati di pari passo con le armi nucleari di cui si è parlalo molto nel capitolo sulla Francia?

Insomma, un disastro.
Questo libro mi sembra la semplice rilegatura di una serie di appunti presi in qualche corso universitario di quelli insegnati e seguiti ‘per forza’ perché spono obbligatori, non perché servano a qualcosa. Sempre entro lo stereotipo di una scienza inutile e di uno spazio irrilevante, un libro del genere può essere trattato con una leggerezza estrema e dato alla stampa con tanto di roboante campagna pubblicitaria.
Non è il caso di smetterla con questa pantomima e mettere in campo un po’ di onestà intellettuale?
Da parte di personaggi del calibro di Giancarlo Valori e da editori come Rizzoli, ce l’aspetteremmo sicuramente.

Il volume in breve

  • Autore: Giancarlo Elia Valori
  • Titolo: Geopolitica Dello Spazio
  • Editore: RCS Libri
  • Edizione: I, giugno 2006
  • Pagine: XXXII, 130
  • Rilegatura: Brossura filo refe
  • Rapporto Contenuto/Costo: 8,12 Pag/Eur
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