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La guerra ad Alta Definizione

Tutti i lettori appassionati di elettronica e di home-enetertainment sicuramente avranno seguito con interesse e magari un po’ di frustrazione lo scontro commerciale e tecnologico tra i nuovi formati audio-video ad alta risoluzione.
Dopo solo un annetto di commercializzazione di dischi HD-DVD e Blue-Ray, ci sono varie novità all’orizzonte.

Dalla metà degli anni ’90 in poi, ricorderete forse il grande entusiasmo con cui era
stato accolto il DVD, disco e standard che pareva aver risolto una volta per tutte le guerre commerciali tra le
aziende del settore di tutto il mondo. Un solo standard, un solo disco, pochissimi contenuti diversi (un po’ di problemi solo per i formati audio, mai veramente standardizzati) e un mercato ricchissimo. Chiunque poteva produrre riproduttori, registratori, masterizzatori per PC e prodotti software di lettura ed editing. Un mercato ampissimo con spazio per tutti i produttori a tutto vantaggio del consumatore, nel Mondo intero.
Purtroppo il problema non era del tutto risolto, infatti solo pochi anni dopo, rieccoci di nuovo: due grandi gruppi industriali di tecnologia e di intrattenimento capeggiati da una
parte dalla Sony e dall’altra dal colosso Toshiba, in guerra per il dominio del mercato.

Dopo non essere riusciti a mettersi d’accordo su uno standard comune, ecco che i vari produttori si
accorgono che il consumatore non è molto felice di questa situazione e che il mercato dei prodotti langue un po’. Non che non
se lo si potesse aspettare: dopo essere stati scottati da altre guerre come VHS-Betamax-Video2000 e DCC-MiniDisc, molti appassionati si sono tenuti ai margini dell’arena, per evitare di buttare soldi e
entusiasmo in un prodotto che avrebbe potuto essere spazzato via a breve. Se poi si considera che una vera
migrazione al HD prevede anche un cambio di apparecchio televisivo e quasi
sicuramente un aggiornamento dell’impianto audio, ecco spiegata la freddezza del mercato.
Per tentare di ovviare in extremis a questo problema, le varie compagnie di elettronica si stanno
avviando su due strade, diverse, ma parallele.

La prima strada, come potrebbe sembrare più ovvio, è creare un apparecchio che possa leggere (magari in futuro anche scrivere) i supporti dei due tipi diversi (senza naturalmente dimenticare CD e DVD) come fanno i moderni drive combo CD/DVD. La faccenda è
tecnicamente molto complicata per motivi che esulano dallo scopo di questo blog, ma il grande mercato potenziale ha attratto degli investitori. Con grande lungimiranza e con un
virtuosismo tecnico, quasi un anno fa la nota multinazionale giapponese Ricoh ha posto sul mercato un sorprendente dispositivo a semiconduttore che riesce a mettere a fuoco i piani registrati dei diversi formati di dischi
semplicemente con l’uso di un microscopico diffrattore.
Questo dispositivo sta entrando nel mercato in queste settimane e se ne può trovare anche in Italia prodotto da LG.
Presumibilmente questo mercato si espanderà in pochi mesi o settimane da qui in poi.

La secondo strada possibile è quella di creare un disco ibrido che contenga entrambi i contenuti ad alta definizione in un singolo disco.
Questo è possibile grazie alle caratteristiche tecniche dei dure dischi: dato che il BD ha il piano focale a 0,1 mm dalla superficie del disco e il HD ha la stessa parte a 0,6 mm è possibile incidere un HD sopra uno strato BD e, se questo è
sufficientemente trasparente, un lettore può raggiungerlo con il suo raggio
laser attraverso lo strato più basso.
Questa soluzione ha lo svantaggio di far lievitare il costo del singolo disco, ma d’altra parte permette alle casse
cinematografiche di creare un solo package invece di due sul mercato. Tuttavia le case più schierate per uno o l’altro formato (la Columbia, per dirne una, di
proprietà della Sony che è in sostanza l’inventrice del BD) certo non gradirebbero di dare un supporto, anche collaterale, al formato concorrente.
Questa tecnologia è denominata Total HD ed è stata annunciata dalla Warner Home Video.

Nessuna di queste due strade risolve il problema creato dalla miopia e dalla testardaggine delle grandi multinazionali, che paiono non
imparare mai né dai propri errori, né dai loro stessi successi commerciali del passato,
però entrambe cercano di ovviare ad esso, anche se in ritardo e con qualche
compromesso.
Sarebbe bello svegliarsi domani e scoprire che tutti hanno trovato un accordo su un nuovo formato che sarà
disponibile a breve e che replicherà l’universalità del DVD, ma questo è impossibile,
almeno nell’immediato futuro, visti i grandi investimenti già effettuati, e quindi si
spera che questo nuovo scontro sui formati serva di lezione per la prossima generazione di dischi ottici (o forse olografici) che verranno nel futuro
vicino.
Naturalmente non è nemmeno detto che un nuovo tipo di disco esisterà mai: la diffusione di
televisione digitale su etere, satellitare e su protocollo IP, fa sì che, per la prima
volta da quando si è coniato il termine, la vera tv-on-demand sia alla portata della tecnologia ed è
possibile che in futuro non sarà necessario comprare un disco per vederlo a casa propria quando si vuole, ma sarà
sufficiente collegarsi a una grande mediateca e ricevere uno stream digitale in alta risoluzione.

Ma questa è solo una ipotesi futura e nessuna delle nostre previsioni per il futuro aiuterà la situazione corrente di questa tecnologia, che
purtroppo è terribilmente complicata.

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