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Fiat iPod o Apple 500?

Il lancio della nuova Fiat 500 è ovviamente noto a tutti o quasi, visto il grande battage pubblicitario e il supporto dei vari medi a quello che è diventato un vero e proprio evento nazionale.
Meno noto, probabilmente, è un aspetto collaterale di questa presentazione,
aspetto che viene evidenziato solo sulla stampa specializzata, come
questo articolo su CWI.
Con una mossa evidentemente ritenuta vincente, l’amministratore delegato della FIAT intende proporre un paragone tra Apple e Fiat.

Come è noto, dopo un periodo di ristagno negli anni ’90, la Apple è riuscita a riscattarsi reinventando in qualche modo il personal computer, rendendolo più appetibile e più vicino all’elettronica di consumo rispetto alle classiche macchine poco user-friendly.
Una delle mosse è stata quella di creare dei computer più accattivanti esteticamente, la seconda parte della strategia, invece è
squisitamente
tecnica e riguarda la creazione e l’evoluzione della famiglia del sistema operativo MacOS X nelle sue varie incarnazioni.
Dopo questa fase, è storia recente l’introduzione della linea di prodotti iPod che hanno rivoluzionato il mercato dei lettori musicali portatili: pur non avendo inventato niente di nuovo ed essendo
sotto molti aspetti tecnici inferiori a prodotti concorrenti di prezzo uguale o inferiore, il design
minimalista di questa linea ha contribuito quasi esclusivamente a renderlo uno status-symbol irrinunciabile per
molti.

Sergio Marchionne ha affermato che la Fiat diventerà la Apple dell’auto e la 500 sarà il parallelo dell’iPod in questo mercato.
Data la fortuna mondiale e apparentemente
inesauribile dell’iPod (affiancato da poche settimane dal cugino iPhone), sembrerebbe una buona notizia per la Fiat come Azienda e per gli Italiani,
almeno per chi condivide l’idea che quello che è buono per Fiat è buono anche per l’Italia.
Queste sono in effetti buone notizie? Possiamo essere davvero contenti di questa affermazione?
Io non ne sono del tutto sicuro.

Torniamo un attimo alla Apple. Il sistema operativo X è indubbiamente valido tecnicamente e dotato di una interfaccia grafica che, se non è lo stato dell’arte, le è molto vicino. Purtroppo questo sistema gode di poca simpatia e addirittura alcuni utenti di Macintosh si stanno convertendo a Linux o Windows sulle loro macchine e quindi
siamo costretti a considerarlo un prodotto di nicchia che (purtroppo per l’industria
informatica nel suo complesso) è probabilmente destinato a rimanere tale.
In sostanza alla Apple rimane solo l’estetica e la semplicità d’uso delle proprie interfacce, che infatti è il chiodo su cui stanno battendo tutte le politiche attuali della
Società.
Questo significa anche che la Apple probabilmente sarà sempre più orientata verso l’elettronica di
consumo piuttosto che verso l’informatica in senso stretto: i due settori stanno convergendo e
probabilmente i profitti maggiori si trovano “dall’altra parte della barricata” rispetto al business
storico di Apple. Non a caso, l’Azienda ha da poco variato la sua ragione
sociale (se ne sono accorti in pochi, in effetti) da Apple Computer Inc. a semplice Apple Inc.,
intendendo con questo che la rivoluzione resta (la apple del nome, per chi non lo
sapesse, è un riferimento alla leggendaria mela cha ispirò Isaac Netwon a
formulare la Legge della Gravitazione Universale) e che contemporaneamente il computer se ne va o, forse, se ne è già andato.
Il lato positivo della faccenda è che Apple ha saputo reinventarsi per
risollevare le sorti aziendali, ma il suo business rimane legato a un filo, in quanto il mercato del ‘bello’ è piuttosto volubile.
Prima o poi iPod diventerà inevitabilmente vecchio, prima o poi un prodotto su cui si è
puntato molto potrebbe deludere (l’iPhone potrebbe già essere il primo caso nella
breve storia della nuova Apple), e l’azienda dovrà essere in grado di riprendersi in fretta e di affrontare il mercato
con idee sempre diverse e sempre più diverse.

La Fiat può fare qualcosa del genere?
Prima di tutto dobbiamo notare che, differentemente dal mondo dell’informatica e di quello della
elettronica di consumo, il campo automobilistico non si sta ‘fondendo’ con nessun altro mercato e rimane,
essenzialmente, un campo da tipica industria pesante.
E’ sicuramente vero che l’estetica in campo automobilistico ricopre un ruolo importante, un ruolo che è
cresciuto negli ultimi anni, come ci hanno insegnato le case automobilistiche di Casa Nostra e come i nostri
cugini Francesi e Tedeschi hanno capito molto presto e molto bene, ma
letteralmente “sotto il cofano” c’è molto di più.
Nonostante la bellezza sia un fattore importante nella scelta di un auto, un guidatore smaliziato sa che ci sono
molti atri parametri da valutare: negli ultimi anni la sicurezza e il miglioramento delle prestazioni a parità di consumi,
per esempio, la stanno facendo da padroni nei dibattiti.
Mentre molti utenti sono probabilmente pronti ad accettare le limitazioni di iTunes con il proprio iPod, pochi accetterebbero una macchina che fa spendere 10 euro in più ogni 100 chilometri, per fare un esempio.
Inoltre non dobbiamo dimenticarci che la Fiat è pur sempre una Azienda in crisi, nonostante
quello che i media cercano di farci credere, la Società si regge in piedi grazie a
massicci aiuti statali (pochi mesi fa ha fatto scalpore la notizia che 6000 dipendenti Fiat sono stati mandati in pre-pensionamento grazie a un fondo speciale istituito dalla
Finanziaria, di cui la Fiat, da sola, ha beneficiato per circa un terzo del totale), resta una delle pochissime Case senza una classe di
vetture nel segmento delle medie berline e basa le sue sorti commerciali su due o tre modelli.

Date queste premesse, la strategia per il futuro qual’è? Puntare sempre di più sulla forma (delle utilitarie)
relegando al secondo piano o addirittura tralasciando tutto il resto?
Siamo sicuri che in campo automobilistico ci sia spazio per una novella Apple e per una rinascita commerciale di livello paragonabile?
Io non lo so, ma non ci scommetterei sopra un Paese intero.

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