Uncategorized

Non calpestare la rete nel deserto

Pochi giorni fa è apparso sul Corriere Milano
un articolo riguardate la presunta e futuribile copertura Wi-Fi di tutto il territorio
cittadino. Questa non è una novità in senso stretto in quanto la notizia è già apparsa più volte
sulla stampa specializzata e non. Tuttavia mi ha fatto un certo effetto vedere
questo argomento trattato nell’articolo di fondo, per di più da un insegnate del
Politecnico di Milano. Nonostante il periodo estivo, noto per la ‘fiacca’
giornalistica, è molto strano vedere un articolo di tipo tecnico / tecnologico in
posizione così importante.

Le tecnologie relative al
wireless sono evidentemente molto attraenti anche per il grande pubblico,
probabilmente vista la comodità che consentono nelle connessioni casalinghe e la
loro ampia diffusione in ambito SOHO.
Tuttavia, l’idea di creare un rete Wi-Fi metropolitana non ho l’unico scopo di
servire il cittadino, anzi, l’idea generale è quella di servire da acceleratore
di business, soprattutto per le onnipresenti PMI.

In articoli come questo da cui
ho preso spunto e in altri simili già apparsi sulla stampa, la tesi sostenuta è
che la nascita di questa infrastruttura di rete dovrebbe permettere la nascita
di nuove realtà basate sul web e lo sviluppo di altre attività già esistenti, ma
poco orientate alla Rete. Oltretutto dovrebbe permettere l’accesso a un grande
numero di servizi per i cittadini in generale, per i turisti e per i
professionisti che visitano la città.
Questo sa un po’ di ritorno al dot-com-boom, quel fenomeno che alla fine degli
anni ’90 ha portato molte aziende ha creare dei business basati su servizi
internet di qualche genere o, più spesso, basati sul niente. Sembra che siamo
tornati a quel periodo in cui sembrava che si potesse creare un business con una
connessione a internet e nessuna idea.

La premessa equivale a dire che sarebbe sufficiente costruire un parco
acquatico nel bel mezzo del Sahara
per aumentare il turismo nella zona. Una rete Wi-Fi è una
infrastruttura
ovvero un mezzo di
trasferimento avanzato, relativamente semplice, poco costoso e ampiamente di
disponibile per il trasporto di informazioni. Il punto è proprio l’informazione:
se non esiste un business sottostante è molto inutile rendere più accessibile
la comunicazione, renderebbe solo più semplice il niente.
Stesso dicasi per
i tanto blasonati servizi ai cittadini e ai visitatori della città: certo una
rete Wi-Fi potrebbe trasportare simili informazioni in maniera rapida ed
efficace, ma chi penserà a costruire i servizi che erogano il dato? Il fatto di avere il mezzo di
trasporto non assicura la disponibilità del trasportato: le autostrade sono
state costruite per far fronte all’aumento del traffico automobilistico, nessuno
ha mai costruito una strada con l’obiettivo di aumentare la diffusione
dell’automobile.

Ovviamente si potrebbe argomentare che la disponibilità di
una rete di questo tipo potrebbe essere la spinta iniziale necessaria per
avviare qualche attività che ne possa fare uso, ma il ragionamento è del tutto
ipotetico e per di più forzato. L’economia in generale, ma in particolare le PMI
del nostro Paese, ci ha sempre insegnato che, se una cosa è necessaria, un modo
di renderla disponibile lo si trova in qualche maniera. Non sarei così
pessimista se qualche gruppo di imprenditori, trovatosi davanti a una necessità
impellente avesse cercato di mettere in piedi un rete Wi-Fi mesh (per fare un
esempio) o se questa innovazione tecnologica fosse venuta da una pressante
richiesta delle aziende e dei cittadini, ma uno slancio del genere mi
sembra non solo privo di scopo, ma anche privo di premesse.
Onestamente, quanto è verosimile
aspettarci cittadini itineranti con palmari o laptop in mano per accedere a
Internet? Quanti visitatori ci aspettiamo rinuncerebbero alla cartina, alla
guida e alla macchina fotografica a tracolla per girare con un computer
portatile e accedere a qualche fantomatico servizio
offerto dall’Assessorato alla Cultura del Comune a beneficio dei turisti?

Poi ci sono alcuni problemi
che non vengono nemmeno sfiorati dai redattori degli articoli su questo
argomento. Presumibilmente questa rete Wi-Fi sarà
utilizzabile anche indoor, sarà quindi disponibile a un ampio pubblico di
persone che potrebbero pensare di rinunciare a una connessione a banda larga
esistente (tipicamente una ADSL da qualche decina di euro al mese) per migrare a
questa grande rete.
Come saranno servite tutte queste
persone? Come funzionerà il sistema di indirizzamento? Sarà una grande rete
locale con indirizzi privati? Come funzionerà l’isolamento degli utenti? Sarà a
discrezione del singolo? E chi proteggerà i meno esperti?
Quale larghezza di banda sarebbe disponibile a monte?
Sarà possibile servire tutti gli utenti con una velocità accettabile?
Ancora, cosa si farà quando gli utenti
cominceranno a usare in modo massiccio la rete per scopi non legali (tipicamente
il P2P)?
Ultimo, ma non meno importante, qualcuno ha pensato al
prossimo arrivo del WiMAX e del suo impatto sulle reti WiFi Mesh?

Insomma, in perfetto stile
giornalistico, molte chiacchiere e pochi fatti. A peggiorare la situazione ci si
mettono anche i ‘tecnici’ e gli ‘esperti di settore’ che, invece di fare
chiarezza e di sgombrare il campo da dubbi, si limitano a riempire una colonna
di un giornale con altre parole del tutto inutili.

Bella premessa per un progetto
su cui Milano dice di giocarsi il proprio futuro.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...