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Trust o Antitrust?

Adesso che il polverone si sta diradando e i soliti giornalisti hanno perso
interesse per la faccenda, posso parlarne anch’io. Mi riferisco ovviamente alla
conferma della multa comminata a Microsoft dalla Commissione
Europea. Mi sono deciso a scrivere questa entry dopo aver scoperto che un blogger molto più famoso di me (e molto più supponente, aggiungo) ha trasformato
silenziosamente un suo articolo palesemente e irragionevolmente anti-microsoft
in uno dai toni più morbidi. Premetto che io non sono né pro- né anti- 
Microsoft. Uso molti dei suoi software così come quelli di altre aziende e della
comunità open-source, chi mi consoce sa che cerco sempre di avere un punto di
vista obiettivo su tutto, informatica inclusa. Passiamo adesso alla discussione.

Uno dei due argomenti oggetto del contendere è la chiusura totale delle
specifiche dei sistemi operativi Microsoft. Secondo la Commissione, non solo la
Microsoft proteggerebbe il proprio codice, ma negherebbe anche volontariamente
alcune informazioni basilari sul funzionamento dei propri sistemi alle altre
software house in modo da impedire loro di creare software in grado di
sfruttare tutte le capacità degli OS.
Questa osservazione ovviamente si relaziona con il mondo dell’open-source, dove la
disponibilità dei sorgenti assicura la capacità di analizzare e sfruttare ogni
caratteristica più o meno nascosta del sistema.
Detto questo, dovremmo chiederci quanto l’affermazione della Commissione sia
fondata. Prima di tutto la Microsoft produce software applicativi solo in certe
aree e non avrebbe molto senso nascondere notizie a suoi concorrenti che
agiscono in altri ambiti. Secondariamente dobbiamo ricordare che molte
applicazioni di alto livello – pensiamo per esempio ai sistemi di gestione dei
database relazionali, gli RDBMS – vengono sottoposte a continui benchmark poi
sfruttati a fini pubblicitari in maniera molto ampia. Se ci fossero
effettivamente delle differenze abissali tra un prodotto Microsoft e uno di un
concorrente su Windows Server, per esempio, questo diventerebbe evidente e
sarebbe relativamente facile da provare.
Ovviamente nel mercato è naturale che i concorrenti di Microsoft debbano essere
messi in condizione di agire alla stesso livello, ma bisogna anche considerare
il legittimo diritto di Microsoft a mantenere una parte dei propri segreti. Dato
che l’azienda di Redmond lavora per sua scelta volontaria in un ambito
closed-source, è giusto che il suo diritto alla riservatezza venga mantenuto nei
limiti della legalità. Se il closed-source sia destinato a soccombere all’open è
una cosa che non spetta decidere a un ente governativo, ma al mercato.
Sarà interessante e cruciale vedere con quali mezzi si vigilerà su questo
adempimento ed entro quali limiti.

Secondo argomento è l’inclusione di Windows Media Player nel sistema
operativo Windows. Qui torniamo a una questione vecchia come l’informatica:
qual’è il limite a quello che può essere incluso in un sistema operativo come
‘accessorio di serie’ e che cosa è un software ‘regalato’ in maniera ingiusta?
La parte brutta di questa storia è che l’attore cambia nel corso degli anni, ma
la scena è sempre la stessa. Pochi anni fa il problema era a proposito dei
browser internet. Si è fatto un gran parlare del fatto che l’inclusione di
Internet Explorer in Windows fosse dannoso per Netscape Navigator e i suoi
cugini. Le cause si sono succedute per anni, poi la questione è finita in
niente, Netscape ha sfornato prodotti sempre peggiori, finché in pratica non
rimanevano più clienti. Nel contempo Microsoft migliorava IE fino a farlo
diventare un buon prodotto. Finalmente pochi anni dopo è arrivata Mozilla
Foundation che ha pensato bene di non affidarsi a una aula di tribunale, ma di
combattere la sfida tecnologica nel mondo dell’informatica. Se ne è uscita così
con Firefox, un prodotto rivoluzionario, un software che ha dimostrato una volta
per tutte che un buon prodotto fa sempre strada indipendentemente dalla
Microsoft. Con questo esempio intendo dire che se esiste un player migliore di
WMP, il pubblico lo sceglierà indipendentemente dal fatto che sia incluso in
Windows o meno. Infatti WMP è ben lontano dal monopolio e ha molti concorrenti,
tra cui RealPlayer, VLC (usatissima applicazione open-source), DivX Player (in
bundle con l’omonimo codec), recentemente Flash MX (salito agli onori della
ribalta per il video digitale con YouTube) e infine QuickTime di Apple.
In molti hanno nominato proprio Apple in contrasto con Microsoft in questa
vicenda. Bene, allora vediamo quanto molta della gente che scrive nei vari blog
e giornali non ha idea di che cosa stia parlando. Apple è in questo momento
nell’occhio del ciclone a causa del circolo vizioso creato con la famiglia iPod.
L’apparecchietto infatti deve essere caricato di file usando esclusivamente
l’applicazione iTunes, convertendo files esistenti nel formato Apple oppure
acquistando contenuti dal sito iTunes, ovviamente di proprietà Apple. Mentre i
lettori portatili di altre case produttrici possono essere collegate a un
qualsiasi sistema operativo moderno e accettano file per semplice copia (come
una memoria flash USB) con molti formati audio e video diversi, il sistema della
Apple accetta solo i propri files, caricati con un software proprietario e
comprati da un negozio di nuovo di proprietà. Infine provate a scaricare
QuickTime, il player di Apple, indovinate cosa trovate in bundle obbligatorio?
Esatto, proprio iTunes!
Però la Microsoft è monopolista, Apple invece è ‘cool’… andiamo, cerchiamo di
usare un po’ di buonsenso nelle cose. I giornalisti cavalcano l’idea popolare
secondo cui Microsoft sia il grande Male e Apple il Bene. In realtà si tratta di
due aziende commerciali che cercano di mettere le mani su mercati multimilionari
di norma con mezzi leciti, a volte con mezzi che potremmo definire ‘al limite’.
Nessuno dei due fa nulla per bontà. Non per niente alla Commissione Europea, di
nuovo, si sta pensando ora di mettere sotto osservazione proprio la casa della
Mela per motivi analoghi a quelli relativi a Microsoft.

In conclusione dobbiamo dire che l’attività antitrust è di importanza
fondamentale, soprattutto in un mercato molto competitivo come quello
informatico. Detto questo bisogna stare attenti a non usare due pesi e due
misure: uno con Microsoft e uno del tutto diverso con Apple, con Oracle e con i
loro degni compari.
Il mondo degli affari è spietato e l’informatica non è fatta solo da giovanotti
simpatici, bizzarri e geniali chinati su una tastiera a programmare.
Nessuna azienda funziona così.

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