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Viscom 2007

La fiera Visual Communication Italia (Viscom),
secondo i suoi organizzatori, è la più grande fiera europea per il mercato della
comunicazione visiva. La mostra si è tenuta negli scorsi giorni alla Fiera
Milano, così io e Mauro abbiamo fatto una visita sabato mattina. E’ la prima volta che
partecipavamo a questa esibizione e ci aspettavamo un ambiente altamente
professionale, quindi ci siamo buttati nell’impresa con molte aspettative.

La giornata inizia male: il traffico a Nord di
Milano è terribile, ma dopo vari tentativi e cambi di direzione, ci avviciniamo
finalmente allo svincolo dell’autostrada appositamente costruito per facilitare
l’accesso al polo fieristico. Pronti a svoltare a destra, scopriamo una
pattuglia della Polizia che ha transennato l’ingresso e che segnala a tutti gli
automobilisti di proseguire. Pochi minuti dopo il tetto del polo
si intravede dalla strada, così a poche centinaia di metri dalla seconda uscita ci
prepariamo di nuovo a svoltare, per scoprire che anche in questo caso, un gruppo
di lavoratori della Società Autostrade ha transennato anche la questa.

Un momento: quella era l’ultima uscita, dopodichè l’autostrada prosegue e si
allontana dalla fiera!

Ovviamente siamo obbligati a proseguire e
decidiamo di uscire appena possibile, ovvero nella città di Arese e tentare di
tornare indietro. Non esistono più cartelli che indicano la fiera, così da Arese
seguiamo le indicazioni per Rho sperando di trovare di lì altre indicazioni. Entrati
in città scopriamo di nuovo che non ci sono indicazioni, così seguiamo la strada
principale e, a un tratto, si vedono i cartelli per Pero e quindi seguiamo
quella direzione, semplicemente ricordandoci che il polo fieristico si chiama Rho-Pero visto che di
segnaletica ancora non se ne parla. Qualche chilometro di
speranza più avanti, alla fine, un cartello ci indica la Fiera, dove giungiamo
pochi minuti dopo, trovando con qualche difficoltà la porta Est e il suo
parcheggio adiacente. Totale, 1 ora e 15 minuti per fare la bellezza di 15
chilometri. Decisamente un pessimo inizio, tenuto conto del fatto che in tutto
questo caos, né la Polizia ne le Autostrade si  sono preoccupati di dare
indicazioni alle centinaia di auto in viaggio verso la Fiera, lasciando il
viaggio in balia di qualche ipotesi fortunata. Mi immagino un visitatore
straniero cosa avrò pensato di questa organizzazione, se così la possiamo
definire.

Questo è solo l’inizio: giunti alla porta Est,
avendo noi pre-registrato l’ingresso, ci avviciniamo ai chioschi automatici
Easy Access
. A questo apparecchio dovrebbe essere sufficiente far ‘vedere’
il codice a barre prestampato per avere il biglietto di accesso. Contento di
questa innovazione (che avevo ipotizzato in
una entry
precedente
, in occasione di una
edizione di SMAU), ci avviciniamo fiducioso a una di queste macchinette dove,
neanche a dirlo, ci aspetta un signore in uniforme che ci dice che il sistema
non funziona! Quindi lui passerà un suo codice a barre di servizio per avviare la
procedura, poi noi dovremo battere a mano il nostro codice. Non sono sicuro di
dover commentare questa prima fase dell’ingresso, anzi, mi astengo proprio.

In pochi minuti raggiungiamo l’ingresso, dove
facciamo passare la nostra tessera in un tornello, finalmente automatico, che ci
lascia entrare. Come prima cosa ci avviciniamo subito a un cartello che riporta
il nome degli espositori con i relativi stand di appartenenza. La prima cosa
che ci salta all’occhio è che, pur essendo questa la mostra della comunicazione
visiva, questi cartelli sono stampati in maniera pessima, tanto da renderne
difficile la lettura. Capiamo che tira una brutta aria.

In ogni caso ci avviamo per un primo giro di ricognizione, per renderci conto di
quello che offre la fiera. La prima impressione è di essere capitati nell’area
stampa di una edizione di SMAU: si vede un tripudio di plotter di vario formato
e di varia tecnologia che stampano a ciclo continuo, alcuni su carta o cartone,
altri su plastica, magliette e via dicendo.

Dopo aver curiosato un po’ in giro, iniziamo a
concentrarci più decisamente sull’obbiettivo della nostra visita, ovvero la
valutazione di quello che offre la tecnologia del plotter da taglio, con tutto
quello che ne consegue. Una parte importante del processo è la gestione delle
immagini digitali e soprattutto la conversione di una immagine raster in un file
vettoriale. A questo scopo, per avere dettagli su prodotti software e metodi di
conversione, iniziamo a chiedere in giro, ad addetti presenti negli stand delle
aziende del settore, il risultato è sconcertante. La maggior parte dei ‘tecnici’
intervistata si limita ad arrampicarsi sugli specchi cercando di spostare la
discussione su altri argomenti, oppure sparando termini tecnici a casaccio
sperando, evidentemente, di essere davanti a sprovveduti e che avrebbero tolto
il disturbo. Una minoranza delle persone si ammette candidamente la propria
ignoranza, qualcun’altro cerca di mandarci da fantomatici ‘esperti’ che
ovviamente non sono disponibili oppure si scoprono essere esperti di tutt’altro.
Risultato: in tutta l’esposizione non si trova una persona che sia una che abbia
una idea di che cosa si stia parlando o che sia in grado di darci uno straccio
di suggerimento sensato, prima ancora che utile.

Questo naturalmente è solo un esempio, ma io
francamente sono rimasto stupefatto dalla mancanza assoluta di professionalità
dei partecipanti alla fiera, a partire dal piccolo espositore fino alla grande
multinazionale: in pratica ogni stand esiste per servire necessità unicamente di
marketing. Non mancano le ospitalità, i funzionari commerciali di ogni azienda e, ripeto,
macchine apparentemente meravigliose intente a sputare stampe di ogni genere. Ma
ogni tentativo di spremere un po’ di sostanza si rivela del tutto vano. Ora io mi
chiedo come possiamo pretendere che l’economia del Paese vada bene, dopo aver
visto questo concentrato del (ipotetico) meglio del meglio del settore della
grafica e della comunicazione visuale? Questo è uno specchio della struttura
organizzativa delle aziende moderne, non solo in Italia (ma da noi il problema è
peggiore), aziende che si fondano sull’immagine, sui commerciali, sui buoni
rapporti con i clienti (potremmo anche usare termini meno eleganti, ma avete
capito cosa intendo), ma su prodotti deboli e su personalità tecnicamente
impreparate. Abbiamo avuto una nuova conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno,
della pochezza delle applicazioni, degli strumenti, dei processi. Invece di
strapparsi le vesti per il mercato in crisi, forse le aziende dovrebbero
concentrarsi un po’ di più sulla sostanza piuttosto che sulla forma, sono pronto
a scommettere che le cose andrebbero a posto molto in fretta.

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House contro chi?

Spesso rimango sconcertato dal pressappochismo con cui i cosiddetti ‘giornalisti’ trattano
argomenti
anche molto delicati: in questa entry mi sento in dovere di commentare proprio
una di queste bufale, una piuttosto grande. I lettori del Corriere della Sera
hanno trovato in prima pagina dell’edizione di Domenica 4 Novembre un articolo a proposito della
sanità negli Stati Uniti e di un ipotetico attacco portatole
dalla serie TV House MD per bocca del suo protagonista. L’articolo è
disponibile online a

questo indirizzo
, ha ricevuto un titolo a cinque colonne a pagina 15 e, come detto, si è
guadagnato anche un posto in prima pagina.

Con queste premesse non si può che dedurre che il contenuto dell’articolo sia
estremamente serio e rigoroso. Non ci si potrebbe sbagliare di più.

L’articolo tratta del contenuto dell’episodio Mirror, Mirror, ancora
inedito in Italia di cui si può leggere il

riassunto a questa pagina della Wikipedia
. Secondo l’autrice, in questo
episodio il Dottor House fa una critica aspra e aperta il sistema sanitario USA
(basato primariamente su assicurazioni private), fa una lode del regista
Micheal Moore e del suo recente film
Sicko,
infine il buon dottore conclude con un proclama di stampo sovversivo incitando con il pugno sinistro «fight the power». Parole
pesanti che fanno definire la presa di posizione una svolta epocale nel mondo
della televisione USA che sembra schierarsi apertamene contro il Presidente Bush
e contro lo stato di fatto in America. Peccato che tutto questo nasca da un grande
fraintendimento dell’episodio, trattato in maniera del tutto acritica da parte
della stampa.

Per prima cosa, per dimostrare che le mie parole non sono campate in aria,
oltre a leggere il riassunto già citato, invito tutte le persone che hanno modo
di vedere l’episodio a verificare le mie affermazioni, tenendo presente che il
fatto accade dopo circa 17 minuti di trasmissione. Dopo uno dei suoi frequenti
battibecchi con l’immancabile dottoressa Cuddy, House decide una ritorsione
contro l’ospedale ed è qui che nasce il malinteso. Dopo essersi recato
all’accettazione del poliambulatorio dell’ospedale, chiede chi dei presenti sia
sprovvisto di assicurazione medica: all’alzata di un gran numero di mani, House
sussurra che Moore aveva ragione. Nell’articolo questo viene descritto come un
supposto supporto di House al regista, ma questa è una sciocchezza: prima di
tutto House si è recato nel posto esatto in cui si aspettava di vedere persone
senza assicurazione, ovvero l’ambulatorio gratuito, secondariamente ha mormorato
la frase come commento ironico, non avendo ovviamente quell’alazata di mani una
qualsiasi valenza statistica dal punto di vista scientifico.

Dopo la domanda, House ordina TAC, RMN e altri esami costosi per tutti: di
nuovo, secondo l’articolo, questo fa parte di una crociata di House in favore di
chi non si può permettere degli esami, ma di nuovo va fuori strada. House ordina
quegli esami, non perchè i pazienti ne avessero bisogno (non avrebbe potuto
saperlo, in ogni caso) e perchè gli fossero rifiutati, ma semplicemente per
procurare una spesa inutile al
Ospedale! Chi conosce un po’ la serie, sa che queste uscite estemporanee di
House sono molto frequenti, così come la sua insofferenza verso i suoi
superiori, a suo dire ottusi, è una parte importante di ogni episodio. Tutte
queste sono caratteristiche che fanno parte del personaggio e vanno prese in maniera
farsesca.

Alla fine House chiude effettivamente con «fight the power»,
ma di nuovo è una affermazione del tutto risibile, cosa che appare chiaramente
dal tono e dall’espressione del Dottore.

Dopo aver letto questo articolo, mi sono sentito in dovere verso altri
lettori meno informati di me sull’argomento di scrivere alla Redazione del
Corriere e di spiegare il malinteso. Dopo aver esposto le mie ragioni concludevo
dicendo che era sicuro che si trattasse di una imprecisione e non di un errore
volontario. Ovviamone confidavo che sarebbe stata pubblicata una smentita e una
errata corrige in un giorno o due al massimo.

Evidentemente sono molto ingenuo.

Dopo diversi giorni, infatti, non solo non c’e’ traccia di smentita o rettifica
sul giornale, ma la mia missiva è stata ignorata a ogni livello!

Ora, a quale conclusione dovremmo giungere se non quella che l’articolo sia
stato pubblicato con intento malevolo? Non dobbiamo forse convincerci che, nella
necessità di riempire una pagina in una giornata di ‘stanca’, una giornalista
poco zelante abbia costruito un caso sul niente?

Nella migliore delle ipotesi, l’autrice si è limitata a copiare un concetto da
qualche fonte approssimativa senza verificarla, nella peggiore, deduciamo che
l’articolo sia un tentativo costruito ad arte di manipolare l’opinione pubblica.

La sanità negli USA è un dibattito serio: coinvolge milioni di persone la cui
salute è in gioco e vale miliardi di dollari che potrebbero cambiare
letteralmente l’economia di un Paese e di tutto il Mondo. Il dibattito è
aperto ai massimi livelli ed è di grande serietà, e il maggiore quotidiano
italiano si permette di liquidarlo in 100 righe scrivendo solo sciocchezze?

E’ una cosa che nessuno dovrebbe accettare in silenzio, spero che tutti siate
d’accordo.

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