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Le scorie del giornalismo

Già altre volte mi è capitato di trattare questo argomento, ma il
pressappochismo dei giornalisti nostrani è una fonte inesauribile di stupore e
tristezza. Questo volta lo spunto per la scrittura di questa entry viene da un
articolo a firma di Dacia Maraini apparso sul Corriere della Sera del 8
aprile scorso.
L’articolo tratta in maniera approssimativa l’argomento energia e scorie
nucleari. Vi evito un riassunto e vi rimando direttamente alla

versione integrale pubblicata sul sito
.
Qualunque lettore dotato di buon senso e di un minimo di preparazione
scientifica, può evidenziare le numerose imprecisioni e leggerezze presenti nel
pezzo.

Tuttavia si presume che un articolo di questo tipo, pubblicato in un
quotidiano ad ampia distribuzione si rivolga a un pubblico di ampio respiro. Dovrebbe quindi spiegare i concetti in maniera semplice e rigorosa. Ma
sembra che questo succeda raramente: in questa come in altre occasioni, le
opinioni personali di una scrittrice sono state pubblicate come dati di fatto,
cosa che non è.
Mi sono sentito in dovere di far presente le mie osservazioni alla redazione del Corriere e ho quindi spedito
la lettera che riporto qui di seguito:

Gentile Redazione,
nella rubrica Opinioni & Contributi del Corriere del 8 aprile ho letto con
interesse l’articolo “L’energia nucleare: problema di scorie”.
Sono rimasto francamente stupito della leggerezza con cui è stato trattato
l’argomento e della mancanza di senso critico: in un momento di crisi energetica
come questo e in un Paese energeticamente arretrato come l’Italia, sarebbe forse
meglio dedicare maggiore spazio alle diverse tecnologie, mettendo bene in
evidenza pro e contro. Mi permetto quindi di di fare alcune osservazioni su
quanto scritto nel pezzo.

In primo luogo viene detto che in Italia si dovrebbero costruire circa 20
centrali per soddisfare una parte del fabbisogno energetico. Anche ammettendo
che la nostra situazione sia rapportabile simmetricamente a quella USA, in ogni
caso l’alternativa alla costruzione di 20 centrali nucleari è semplicemente
quella di lasciarne in funzione (o costruirne) altrettante a combustibili
fossili con tutto quello che ne consegue in termini di efficienza, costi e
inquinamento chimico.

Viene poi esposto l’opinabile giudizio secondo cui solo poche nazioni al mondo
sono effettivamente interessante al nucleare, ma questo è evidentemente falso.
Prima di tutto c’è da notare che paesi come la Cina e l’India si stanno
giustamente rivolgendo a questa fonte energetica in quanto consapevoli che
l’esplosione dei loro consumi non potrà essere soddisfatta in nessuna altra
maniera. In secondo luogo è un dato di fatto che in tutti i paesi
industrializzati sia in atto un “rinascimento” nucleare: il fatto che se ne
parli persino in Italia, dove l’argomento è stato spesso demonizzato, è
sintomatico di un cambio di paradigma radicale, in Europa e nel resto del Mondo.
Per inciso, la Francia copre la sua produzione elettrica in maniera nucleare per
circa il 78%, produce meno inquinamento e ha energia a buon mercato. Dipende in
maniera minima dal petrolio e può addirittura vendere all’estero (all’Italia,
per esempio) il surplus energetico a costi concorrenziali.

Arriviamo poi al problema delle scorie: dovrebbe essere il punto nodale
dell’articolo, ma è liquidato in poche righe. In un paragrafo vengono brevemente
introdotti (pur senza essere nominati) i reattori autofertilizzanti.
Differentemente da quanto scritto, non è vero che <rendono poco e nessuno li
vuole>: per chi non la conoscesse, si tratta di una tecnologia matura già
testata in Francia, per esempio, anche con un contributo italiano. La sua
mancata applicazione pratica era giustificata da costi di esercizio non
concorrenziali, ma queste valutazioni si riferiscono ormai a dieci o venti anni
fa quando il problema energetico e ambientale non era così pressante. La loro
fattibilità tecnica non è in dubbio e la loro utilità nell’ambito di una
economia nucleare è già evidente nei dibattiti tecnici.
Questi reattori possono superare anche il problema della relativa (e presunta)
carenza di Uranio, moltiplicando gli stimati 50 anni di riserve per un fattore
di 50 o 100, rendendo le scorte virtualmente illimitate. L’argomento a sfavore
del Plutonio, inoltre, non è del tutto corretto: questo elemento artificiale è
effettivamente generato nei reattori superveloci, ma non è necessariamente uno
scarto e inoltre non si tratta di un materiale definito weapon grade in sé. Per
essere usato nelle armi atomiche va intenzionalmente riprocessato.

Di nuovo a proposito della scarsità delle materie prime, ricordiamo che l’Uranio
non è l’unico combustibile nucleare esistente: il Torio, per esempio è utile per
costruire reattori subcritici come proposto da Carlo Rubbia qualche anno fa.
L’India, che è dotata di ingenti risorse di Torio, sta già mettendo in funzione
altri tipi di centrali funzionanti con questo elemento che, tra le altre cose,
consumano anche Plutonio evitando dunque la temuta proliferazione.

A questo punto nell’articolo si introduce il concetto dei generatori termici a
energia solare (di nuovo una idea del Professor Rubbia, il famoso progetto
Archimede) che vengono presentati come la panacea di tutti i mali. Peccato che
si sia dimenticati di dire che questi impianti prima di tutto devono essere
fabbricati con lavorazioni industriali importanti e inquinanti e che per
funzionare usino (a ciclo chiuso) sostanze anche tossiche di nuovo da produrre e
smaltire. Dovrebbero inoltre essere prodottoti in quantità enorme: per
soddisfare una percentuale sensibile del fabbisogno dovrebbero coprire una area
di qualche migliaio di chilometri (!) quadrati solo in Italia. Bisogna notare
inoltre che la resa di un impianto di questo tipo è molto bassa in quanto è
determinata in maniera critica dall’entità dell’insolazione che, ovviamente, è
zero per metà della giornata e ridotta in caso di maltempo. Infine il costo
della energia prodotta da un impianto di questo tipo è nell’ordine di 5 o 10
volte superiore a quella proveniente da da centrali nucleari.

Questo naturalmente non significa che le fonti di energia cosiddette alternative
o verdi debbano essere ignorate: idroelettrico, solare ed eolico sono importanti
risorse che dobbiamo imparare a sfruttare, ma non sono la soluzione al problema
energetico.
La comunità scientifica è unanime nell’affermare che, con le conoscenze attuali,
con la tecnologia che abbiamo e che può essere perfezionata nel breve e medio
periodo, le fonti rinnovabili potrebbero contribuire per il 20% o 30% al
fabbisogno mondiale. Il resto deve venire da fonti fossili o dal nucleare.
Aspettarci di più è semplicemente irrealistico e irrazionale.

L’articolo si chiude di nuovo parlando di scorie. Ancora l’argomento è trattato
in maniera sbrigativa: prima di tutto non si accenna nemmeno alla differenza fra
scorie ad alta e a bassa emivita e ai diversi tipi di radiazione emessa, inoltre
non si fa nessuna valutazione quantitativa. La produzione annuale di scorie di
una centrale ammonta a pochi metri cubi di materiale di cui una grande frazione
ha un tempo di dimezzamento breve. Lo stoccaggio delle scorie nucleari, per
quanto sia oggetto di numerosi dibattiti (strumentali, molto spesso), è
scientificamente dimostrato come fattibile e sicuro. E’ inutilmente allarmistico
dire che un terremoto potrebbe portare alla distruzione di interi Paesi. Prima
di tutto un deposito di scorie non è una bomba atomica, come sembra sottinteso,
ma un luogo dove alcuni materiali transuranici o irradiati vengono conservati in
forma inerte. Secondariamente è evidenza dei fatti che i depositi di stoccaggio
sotterranei già proposti siano ragionevolmente sicuri anche su tempi geologici.
Chi non fosse convinto di questa cosa, può documentarsi sulla storia dei
reattori nucleari naturali nella zona del fiume Oklo nel Gabon e sulla sorte dei
loro prodotti di reazione.

Concludo notando che una discussione sulle fonti di energia tradizionali e
alternative non può che essere positiva, soprattutto al di fuori della ristretta
cerchia degli esperti nei vari campi. Devo tuttavia notare che articoli a senso
unico come questo finiscono solo per confondere il lettore profano e a inculcare
un falso senso di pericolo. Rafforzano poi l’idea che esistano fonti di energia
economiche, illimitate e pulite a portata di mano quando queste caratteristiche,
purtroppo, non possono coesistere contemporaneamente.
Un giorno forse saremo in grado di costruire una enorme centrale a energia
solare nello spazio con cui soddisfare il bisogno planetario in maniera
efficiente e pulita, ma questa ora è solo fantascienza, mentre il problema
energetico è reale, del tutto attuale e tuttora in attesa di una soluzione.

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

Luca Mauri

Ovviamente non devo dire che questa lettera non è stata pubblicata:
diversamente da quanto vorrebbero farci credere, i giornalisti fanno anche loro
parte di un’ennesima casta che tende soprattutto a preservare
sé stessa. Nonostante io non abbia mosso accuse nella mia lettera e non abbia
nemmeno citato l’autrice, pubblicarla avrebbe voluto dire ammettere una totale
mancanza di attenzione nei confronti delle informazioni pubblicate. Come spesso
accade, una firma prestigiosa è stata automaticamente autorizzata a scrivere a
proposito di qualsiasi argomento senza nemmeno subire un processo di revisione.
I lettori regolari di questo blog, sanno che sono già stato protagonista di una
esperienza simile, di cui potete

leggere qui
.
Ho voluto riportare in questa entry tutta la storia nella sua interezza per
lasciare una traccia di quello che è successo e di come, ancora una volta, il
pressappochismo e l’ignoranza abbiano trionfato sulla razionalità.

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