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Star Trek 2.0

La strada è stata lunga, non c’è dubbio, ma quando mi sono seduto in poltrona
al cinema, mi è sembrata che tutta l’attesa non fosse durata se non un minuto.
Naturalmente avete capito che mi sto accingendo a recensire e commentare il
nuovo film di Star Trek diretto dall’ormai ubiquo
J.J. Abrams e costruito dall’affiatato team
che lo segue in tutte le produzioni.
Come tutti probabilmente sapete ,questo film è stato chiamato al difficile
compito di risollevare le sorti del franchise di Star Trek non solo per
quanto riguarda gli introiti monetari, ma anche per il gradimento presso i fans.
La sfida era (ed è ancora) enorme e il risultato merita una analisi un poco
approfondita, qui di seguito.

Nonostante le numerose e continue smentite, da un po’ di tempo si era ragionevolmente
sicuri che il film fosse l’ennesimo reboot ovvero il riavvio di una serie
partendo dalle sue premesse storiche, ma senza troppo curarsi del pregresso di storie
accumulate negli anni. E’ stato fatto per Batman e anche per Superman
, per citare due esempi illustri e recenti; Star Trek, obiettivamente, era un
candidato perfetto per
il giro successivo.
Dalle prime indiscrezioni e dichiarazioni, sembrava che gli sceneggiatori avrebbero sfruttato
alcune parti non raccontate della storia iniziale della saga per fare un prequel
della Serie Classica, ma con il passare
delle settimana e e con l’infittirsi delle discussioni e interviste, divenne
alla fine chiaro che in realtà la strada verso cui si andava era il reboot puro
e semplice, eventualmente tenendo buona solo la parte di storia precedente la
nascita di Kirk, essenzialmente la serie Enterprise.

Per prima cosa il titolo: Star Trek senza numero, senza sottotitolo,
niente che lo posizioni rispetto alle altre produzioni, dagli anni ’60 al nuovo
millennio. Apparentemente Abrams e soci hanno voluto sottolineare la forte
discontinuità tra questo film e tutto il resto di Star Trek che è cancellato, letteralmente,
o da relegare nella profondità dei ricordi. Questo non
è un nuovo capitolo, ma è il capitolo, l’unico della serie, di una serie,
evidentemente, del tutto nuova.

Ammetto di essere andato al cinema con l’idea che il film non mi sarebbe
piaciuto,
anzi sapendo che il film non mi piaceva.
Dico questo perché, seguendo i trailers, le interviste e le indiscrezioni (senza contare la lettura di Countdown)
che sono circolate nei mesi e nelle settimane a ridosso dell’uscito del film,
era relativamente semplice fare due più due e dedurre buona parte della
trama del film e del suo svolgimento. Mi sono quindi recato al cinema con un
preconcetto
ben fissato in testa e per una buona parte del primo tempo, il mio pregiudizio ha
condizionato la visione del film.

Il film si apre in maniera brusca nel pieno dell’azione, tutto il primo tempo
è una corsa verso il varo della nave stellare Enteprise attraverso la giovinezza
di Kirk e Spock. Il salto tra l’Iowa e Vulcano, tra l’Accademia delle Scienze e
un bar sperduto è istantaneo e brusco. Il ritmo del film è concitato fino all’estremo,
in pratica deve condensare 25 anni di storia in meno di un ora, come una introduzione
del concetto e dei personaggi, per poi dedicarsi alla vera avventura che è il tema
del film: la sete di vendetta di Nero e la difesa della Flotta Stellare. In parallelo
a questa storia, e proprio in conseguenza di questa, prende forma l’equipaggio di
plancia che tutti conosciamo dalla Serie Classica, per poi apparire nella sua forma
finale nelle ultime scene della pellicola.

La primissima parte del film è obiettivamente un po’ approssimativa: la scena dell’automobile
presa in prestito dal giovanissimo Kirk, non va oltre i pochi secondi mostrati
nel trailer e onestamente non aggiunge molto al personaggio, se non un breve accenno
al rapporto tormentato con il patrigno. Accenno che però è esageratamente breve
e che avrebbe potuto essere eliminato del tutto senza danno. Altrimenti avrebbe dovuto
essere ampliato almeno un poco.
Sorte migliore è toccata al giovane Spock che, per quanto goda di pochi minuti di
tempo, viene tratteggiato con più cura ed efficacia. Anche la sua udienza presso
l’Accademia è almeno altrettanto efficace della scena nel bar (che è il momento equivalente
per Kirk) seppur con meno tempo a disposizione.
Una cosa che mi ha incuriosito molto, ma che non sicuro che tutti condivideranno,
è la dinamica tra Pike e Kirk dopo la scazzottata nel bar: per 30 secondi ho avuto
l’impressione di assistere a un dialogo tra i due personaggi di Mark Harmon e

Michael Weatherly nella popolare serie televisiva NCIS. Non è una cosa causale,
a mio avviso.
Nel bar c’è anche tempo per un breve riferimento alla Federazione e alla sua
missione di pace nella Galassia: mi è sembrata una descrizione un po’ ingenua e
sbrigativa, evidentemente buttata lì per introdurre il concetto a un neofita. Si
poteva pensare meglio questo intervento dedicandogli solo pochi secondi in più.

Poco dopo si passa alla famosa e famigerata simulazione della Kobayashi
Maru
che, dopo aver pervaso la mitologia Trek per quasi due decenni,
finalmente
ci viene mostrata nella sua interezza (almeno per quanto riguarda questo universo
alternativo).
Durante la simulazione, il comportamento di Kirk è sopra le righe in maniera
esagerata, ma è forse un atteggiamento ricercato, più che altro, per mostrarsi
un po’ spaccone. Non sono del tutto sicuro che l’interpretazione sia efficace,
ma il tentativo è probabilmente lodevole.
La ricostruzione del sabotaggio vero è proprio è grossomodo come me la sono
sempre immaginata. Molti fans si sono lamentati del fatto che sia stata rappresentata
male, ma è sempre stato evidente che quella fosse una manovra molto “sporca”
da parte di Kirk ed è ovvio che non ne sarebbe potuto uscire immacolato. Buona l’idea
del confronto tra aKirk e Spock su questo argomento: serve a dar voce alle
ragioni di Kirk e
a introdurre il pessimo rapporto tra i due. Dato il poco tempo a disposizione e la situazione pregressa,
non credo si potesse farla molto diversamente da così.

Passiamo adesso a un altro punto importante: il cattivo di turno.
Sono state mosse a Nero critiche per il fatto di non rappresentare un cattivo
di spessore
, un antagonista vero che possa convincere. Non sono sicuro di essere
d’accordo.
Nero è un cittadino qualunque con una forte predisposizione alla leadership
e con una grande rabbia dentro. La sua sete di vedetta è l’unica cosa che lo definisce,
dopo la perdita della famiglia e della sua intera civiltà, di conseguenza non ci si deve stupire che il
personaggio sia monodimensionale: è stato
creato così. Per una ragione.

Piuttosto, la cosa veramente assurda di tutta la faccenda è il modo in cui tutto
è iniziato. L’avvio della storia è raccontato nel fumetto Countdown già menzionato
sopra. Lì viene raccontata la storia della stella Hobus e della sua potenza
distruttiva che ha consumato Romulus e il resto dell’Impero Stellare Romulano. Tutta
la (fanta-)scienza dietro questo fenomeno è fragilissima, anzi inesistente, così
come è assurdo il modo in cui Nero entra in possesso della tecnologia con cui
modificare
la Narada per trasformarla nell’arma invincibile che è nel film. Questo sì è il
punto più fragile di tutta la trama.
E’ un guaio, perché è la fondazione dell’intera storia: ha ragione chi dice che,
se questa parte è debole o peggio (come in effetti è), il resto della storia non
può far altro che poggiare su fondamenta di burro e crollare come un castello di carte.
E’ vero, non si può negare, ma se volgiamo essere realisti, dobbiamo dire che, per
quanto le fondamenta fossero brutte e deboli, il castello di carta è risultato
molto efficace e affascinante. Dobbiamo forse turarci il naso e non buttare il
bambino con l’acqua sporca.
Possiamo anche fare fare un paragone con altri
film: questo non è certo il primo in cui la trama lascia a desiderare.
Nel
sempre citato STII, tutta la faccenda dei due pianeti di Ceti Alfa è piuttosto debole, così come gran parte del combattimento
finale nella nebulosa è
inconsistente. Questo non ha impedito al film di diventare, a ragione, il
favorito dai fan.
Altre critiche analoghe si possono muovere al quarto film,
altro gran successo di gradimento.
Da purista, mi rendo conto di dire una eresia, da persona disillusa che sa come
gira il Mondo, dico che forse faremmo meglio ad accontentarci, almeno per il momento
(torneremo sull’argomento fra poco).

Dall’inizio del secondo tempo in poi, con quasi tutte le tessere del puzzle
al loro posto, io ho iniziato a sentire una certa emozione trasmessa dal film.
Alcuni affermano che il pathos non viene dalla storia che
lascia con il fiato sospeso, ma piuttosto è creato artificialmente da un accurato montaggio e da
qualche trucco cinematografico. Probabilmente è vero, ma diciamoci la verità,
nei precedenti film la cosa è mai stata diversa? Qualche dubbio che la Terra
non sarebbe stata salvata all’ultimo dalla distruzione nel I e
nel IV film? E qui la distruzione di Vulcano non vi ha colpiti,
invece?
Qualche dubbio sulla sorte che sarebbe toccata a Khan, Soran, Shinzon o Ru’afo?
Incerti sulla sorte dell’equipaggio e delle Enterprise in III, IV e VII?
Siamo obiettivi: dal punto di vista delle sorprese questo film non fa né più

meno degli altri. Certamente non è una buona notizia che la situazione non sia
migliorata, però almeno lodiamo la voglia di trasmettere un emozione al pubblico,
seppure con qualche interevento di mestiere sulla pellicola.

Qualcuno mi ha anche fatto notare che la pellicola manca di alcune
caratteristiche fondamentali che da sempre associamo a ST, come ad esempio una
visione positiva del futuro e una evoluzione socialmente migliorativa non solo
dell’Essere Umano, ma anche dei suoi alleati e amici alieni.
Certo, questo non è il tema dominante della storia, però abbiamo visto qualcosa,
almeno in forma embrionale: il riferimento alla Federazione con termini
forse un po’ ingenui, ma positivi; il fatto che Kirk provi compassione
per Nero e metta la diplomazia davanti alla vendetta della vendetta; la
determinazione dei Vulcaniani a passare oltre un genocidio e a buttarsi
a capofitto sulla creazione di una nuova Patria (per inciso, spero che
questo sia un punto centrale del prossimo film…).

Sono pochi passi, per carità, però mi sembrano nella direzione giusta.
Aggiungo un altra cosa: un film che veramente esplorava delle questioni morali
importati è stato Insurrection. Onestamente avreste preferito vedere un
film simile a quello o, al contrario, simile a l’Ira di Khan?
Stiamo attenti a non cadere in contraddizione: vogliamo un film godibile o uno
che sia significativo? Le due cose insieme non sono facili da ottenere: questo
film è un tentativo in questo senso, anche se un po’ debole. Però non diamogli
contro per partito preso, pensiamoci bene prima di e soprattutto come criticare.

Il resto della produzione in generale merita un discorso a sé. Qualche spettatore
delle anteprime ha scritto che questo è Star Trek a un livello mai visto.
Io, più prudentemente, dico che è un film di fantascienza come se ne sono visti
pochi.
Gli effetti speciali, per quanto non facciano vedere niente di nuovissimo
(alcune idee mi sembrano prese in prestito dalla

nuova Battlestar Galactica
), sono
allo stato dell’arte per quanto riguarda il realismo. Non c’è veicolo o
panorama o personaggio che non sembrino reali quanto il mio vicino di posto in
sala.
Ma questa è ordinaria amministrazione, al giorno d’oggi. La cosa che veramente
mi ha stupito è stata la fotografia nel suo insieme: visualmente il film è
impressionante, non saprei trovare altri aggettivi e lo trovo obiettivamente
difficile
da descrivere a parole.
Bisogna veramente vederlo per rendersi conto di quello che
è. Ogni scena e ogni inquadratura sono studiate in maniera apparentemente
maniacale, credo che per ognuna di esse, Abrams potrebbe raccontarci una storia:
da questa prospettiva il film ha veramente pochi rivali.

C’è da rilevare un curioso contrasto fra alcune aree delle navi stellari – plancia
e corridoi in primo luogo – e quelle ‘tecniche’: le prime sembrano linde e
pulite come e più eravamo abituati, al contrario le seconde sono grezze quanto una nave
commerciale del nostro periodo. In particolare l’hangar delle navette e le sale
macchine sono al limite dello sporco e del fatiscente. La sala macchine della
Enterprise, in
particolare, ha lasciato delusi molti fans, me compreso, ed è probabilmente l’unico
fallimento evidente di una scenografia veramente notevole, che da il suo meglio in plancia
con delle affascinanti console trasparenti, evoluzione estrema dei
rozzi HUD in uso da qualche anno.
Non vi sarà sfuggito il design molto iPod-like di tutta la nave: pareti bianche
e pavimenti neri, tutti lucidi, consolle colorate, comandi a sfioramento e via
dicendo. Mancherebbe solo il logo della Mela: dopo quello della Nokia, non
avrebbe necessariamente peggiorato il danno. Notate che il sito di Quicktime ha
avuto l’esclusiva del materiale promozionale audiovisivo per questo film.
Vorrei
tornare più estesamente sul design e sulla grafica di questo ST, magari in un
post futuro.

La colonna sonora è ben fatta e ci è voluto coraggio per buttare alle ortiche il
classico tema di Star Trek che ci ha accompagnato da The motion picture
fino a Nemesis, per inventarsi una cosa del tutto nuova, pur
ricordandosi di integrare parte della sigla della TOS. Tuttavia ho trovato la musica nel film un po’
troppo invasiva a volte: in particolare durante il corpo a corpo sopra la piattaforma
di trivellazione, mi sembrava che la musica non fosse di supporto all’azione estrema,
ma al contrario quasi ne distogliesse l’attenzione.

Non mi dilungo oltre sulla trama del film e su altri aspetti che potete
probabilmente trovare trattati in maniera esaustiva da molte altre fonti, ma soprattutto
perché sarebbe meglio li vedeste in prima persona al cinema 🙂 Vorrei invece tornare un
attimo a qualche riflessione personale.
Dicevo che il film, pur non convincendomi all’inizio, è cambiato nella mia testa
nel corso della proiezione, man mano che mi rendevo conto di un dettaglio
semplice eppure fondamentale e nascosto:
noi vecchi Trekkers siamo diventati obsoleti.
E’ evidente che questo film è diretto a una nuova generazione di fans della
serie, molto di più di quanto non lo fosse la Next Generation. Questa
pellicola rappresenta la testa di ponte con cui la Paramount vuole non solo
svecchiare l’audience del franchise, ma anche reclutare nuove leve nella grande
famiglia dei Trekkers.
E’ chiaro che questa manovra parte da un interesse commerciale, più che
altro: noi membri di quella che ormai è a tutti gli effetti un vecchia guardia stiamo semplicemente
diventando vecchi,
sia anagraficamente che culturalmente. E’ un dato di fatto che, se Star Trek
vuole continuare a esistere e se la Paramount vuole continuare a farci soldi,
tutto deve cambiare per incontrare il gradimento di un pubblico più giovane,
abituato a spettacoli di tipo ben diverso.
Il fatto di aver ricominciato dalle origini della TOS per avviare questo
cambiamento, serve solo come messaggio per dire «Questo è ancora
Star Trek». I vecchi Trekker avrebbero forse preferito vedere un nuovo
progresso oltre Nemesis, cosa che si è parzialmente vista in
Countdown
, ma la produzione invece ha preferito rifare tutto dall’inizio,
probabilmente pensando di poter riciclare un po’ del buono che si è seminato in
40 anni e di potergli aggiungere il meglio dei progressi contemporanei.

In conclusione, io penso che questo film vada visto in ottica di una sorta di
episodio pilota, non necessariamente (ma chi può dirlo per certo) di una serie TV, quanto
piuttosto di un nuovo franchise che potrebbe rivelarsi tanto ricco
quanto l’illustre precedente da cui prende non solo il nome ma anche le
premesse. In questa prospettiva, non dobbiamo a mio avviso aspettarci il
risultato dai 40 anni di evoluzione della serie, quanto piuttosto il risultato
di 3 o 4 anni di lavoro di un team tutto sommato poco o per niente esperto in
materia.
Come opera prima il risultato e tecnicamente eccellente e contenutisticamente
appena sufficiente, se non insufficiente, ma dobbiamo, a mio modo di vedere,
metterlo allo
stesso livello di The Motion Picture o di The Cage o, direi in
misura minore, degli altri piloti delle serie TV che si sono susseguite.

Molti Trekker hanno detto«Bel film di fantascienza, pessimo o inesistente Star
Trek», io direi invece film di fantascienza di altissimo livello, ma
abbozzo iniziale di una derivazione di Star Trek. Non sono pronto a
stroncare il film nella culla, ma ovviamente non posso perdonare del tutto le
gravi carenze che lo affliggono.
Come prima avventura, a mio parere, può andare soprattutto se riuscirà ad
attrarre l’attenzione di pubblico e stampa di qualità. Ma la festa è finita: da
qui in poi dovrà essere un miglioramento netto.
Se come sembra, avremo già un
nuovo film in un paio d’anni o giù di lì, ci aspettiamo un risultato
decisamente migliore per quanto riguarda l’aspetto prettamente trekkiano
della storia.

Da parte nostra, possiamo decidere se considerare questo solo una derivazione
guasta di una serie di qualità che amavamo, oppure come una nuova
incarnazione
di una Idea che esiste dagli anni ’60 e che ancora non ha finito di evolvere.
Nel secondo caso dobbiamo tornare a entusiasmarci come una volta, a far sentire
la nostra voce e a dare il nostro contributo per far crescere questa nuova
creatura.
Abrams e soci sono avvisati: i vecchi Trekkers possono cambiare ma

non sono sciocchi
, i nuovi fans, pochi o tanti che saranno, non saranno in
ogni caso meno esigenti di noi.
Guardiamoci il film un paio di volte, aspettiamo il DVD, ma intanto mettiamoci
al lavoro: c’è una serie che ha bisogno di noi, del nostro aiuto e delle nostre
critiche, le più costruttive possibili.

Chiudo con un ringraziamento ad Alberto e Antonino con cui ho condiviso
lunghe discussioni dove ho affinato e chiarito molti dei concetti esposti qui.

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