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Il cloruro di sodio scorre a fiumi

In questi giorni, le pagine dei quotidiani sono piene delle solite
discussioni vuote sul maltempo, sui disagi, sulla prevenzione e sulle soluzioni.
In sostanza una montagna di chiacchiere su argomenti che domani saranno vecchi e
che ricominceremo a trattare in maniera identicamente uguale alla prossima
nevicata, senza naturalmente aver fatto un passo in avanti nel frattempo. Insieme a queste polemiche, a volte troviamo vere e proprie perle di
saggezza. Sul Corriere della Sera di oggi, leggo a pagina 11 che negli
Stati Uniti l’uso del sale contro il gelo è bandito.
Incredibile, mi dico, chissà quale tecnologia avanzata avranno studiato gli USA
per far fronte a una tale piaga. Leggo quindi il trafiletto e ci penso sopra.
Risulta in prima istanza che il sale sia dannoso per la vegetazione e per gli animali.
In effetti, penso, aumentare la salinità all’interno del corpo porta problemi
vari dovuti alla errata attività osmotica che deve lavorare per abbassare la
concentrazione salina con il rischio di uno squilibrio elettrolitico. Per
quanto l’allarme mi sembri un po’ esagerato, sicuramente la cosa ha un senso.
Come hanno risolto il problema in America? L’articolo dice con la
brine
: una mistura di cloruro di sodio e acqua.
Bene ragioniamoci sopra un attimo.

Quando ho letto l’articolo la prima volta era mattina abbastanza presto,
quindi le mie facoltà mentali erano probabilmente ancora in sofferenza per il
risveglio.
Tuttavia cerco di concentrarmi e mi convinco che sì, il Cloruro di Sodio è un
composto chimico con formula NaCl. Formula che dovrebbe essere
familiare a
tutti, infatti persino il mio cervello addormentato capisce che si tratta del
comune sale da cucina.
Riassunto fino a questo punto: gli USA risolvono il problema del sale usando…
il sale!
Geniale, si vede che noi italiani siamo proprio indietro!

Con il progredire della mattinata, mentre il mio cervello riprende la sua
normale funzionalità, cerco di capire se questa notizia sia la solita bufala, un’accrocchio
di parole messe lì per riempire uno spazio vuoto o che altro.
Inizio indagando
sulla misteriosa brine, composto apparentemente miracoloso che si rivela
essere poi la comune salamoia, ovvero
una soluzione di sale da cucina molto concentrata. Proseguo un po’ nella ricerca
sull’argomento, trovo qualche articolo su giornali regionali degli stati più
freddi dell’Unione e finalmente la vicenda inizia a dipanarsi.

In effetti l’uso della salamoia chimicamente non ha niente di diverso dall’impiego del semplice sale da
cucina come si fa normalmente da noi.
Semplicemente, invece di buttare approssimativamente manciate di sale grosso per
strada, si è deciso di usare lo stesso composto in soluzione che, essendo
appunto liquida, ha il
vantaggio di disperdersi più uniformemente. Il risultato netto è che, per
ottenere lo stesso effetto delle manciate di sale grosso è sufficiente una
quantità minore di sale disciolta in acqua – la salamoia appunto – con lo stesso
effetto finale, ma il sale molto meno con evidente vantaggi ambientali ed
economici.

In conclusione, per l’ennesima volta, tocca evidenziare come la spiccata
tendenza
tuttologa
dei giornalisti e la pigrizia nel non voler fare nemmeno la più
elementare ricerca, ha portato a scrivere un pezzo di qualità che definire
scadente è eufemistico su un prestigioso e
diffusissimo quotidiano nazionale.
Come possiamo pretendere che i cittadini siano informati e si interessino alle
notizie, quando gli apparentemente onniscienti giornalisti non sanno sfogliare
un dizionario e non si sforzano nemmeno di capire che cosa sia il sale?

Buon Natale e evviva il pressapochismo!

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