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Le congratulazioni non bastano

I pochi lettori affezionati di questo blog sanno che la mia tendenza assolutistica mi porta spesso a scrivere sopra i massimi sistemi piuttosto che di cose comuni o accadimenti personali.

In questo post mi sento di fare uno strappo alla regola per celebrare un importante risultato dell’amico Maurizio Collu.
A chi non conoscesse il personaggio, consiglio una visita al suo sito web dove scoprirete i suoi interessi e qualche cosa della sua brillante carriera scientifica.

In questo post, tuttavia, desidero rendere pubblico omaggio a un importante traguardo che ha raggiunto pochi giorni fa: la pubblicazione di un suo articolo sulla prestigiosa rivista della Royal Society.

La Royal Society of London for the Improvement of Natural Knowledge – questo il suo nome per intero – è una organizzazione che esiste per promuovere un gruppo di discipline accademiche scientifiche. Si tratta probabilmente della più antica Società di questo tipo tutt’ora esistente. Solo per fare qualche esempio sulla sua eminenza, ricordo che uno dei suoi presidenti è stato Isaac Newton mentre la persona che attualmente ricopre la carica è Martin Rees.

Sulle due serie (che si occupano di matematica, fisica, ingegneria e biologia) della Proceedings of the Royal Society hanno collaborato negli anni personaggi di assoluta eccellenza come P.A.M. DiracW. HeisenbergJ.C. MaxwellE. RutherfordE. Schrödinger.

Con questo penso di avere inquadrato piuttosto bene l’ambito nel quale l’articolo è stato pubblicato.

L’articolo, appunto, è uno studio numerico sulla stabilità di un particolare e ipotetico veicolo ibrido che possa operare sia come natante ad alta velocità – simile a un aliscafo – sia come velivolo a effetto suolo – sostanzialmente un ekranoplano. Per quanto la trattazione matematica sia piuttosto sofisticata e non alla portata di ogni lettore, pur non trattandosi di uno scritto divulgativo, chi sia in possesso di una minima conoscenza di fluidodinamica è in grado di leggere il testo e di comprenderlo a livello basilare, apprezzandone la curata fattura oltre al contenuto di estremo interesse.

Si tratta di un lavoro pionieristico che, nella migliore tradizione scientifica, si poggia sulle spalle di giganti che lo hanno preceduto, ma che non è per niente un nano: non manca infatti di portare novità importanti nello studio del fenomeno.

Non mi dilungo oltre nella descrizione dell’articolo, anche perché non sarei abbastanza qualificato per farlo, ma invito di nuovo il lettore a dedicargli qualche minuto nella sua versione completa: il tempo impiegato in una lettura così interessante è sempre ben speso.

Con questo concludo il post: sperando di non aver annoiato, ma invece di aver dimostrato che, in questo particolare frangente, le semplici congratulazioni proprio non sarebbero state abbastanza.

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